Muore nella Galleria a Napoli e la gente beve il caffè

Muore nella Galleria a Napoli e la gente beve il caffè

76371_526745347347144_1337915314_nBevono tranquillamente il caffè seduti al tavolino di un bar mentre a pochi passi c’è il corpo di un clochard stroncato nella notte forse dal freddo o da un malore. Accade in pieno centro a Napoli, sotto la Galleria Umberto, di fronte al Teatro San Carlo. Un barbone, dall’età apparente di 50 anni, è stato trovato morto stamattina intorno alle 8.30 da alcuni passanti nella Galleria Umberto I, all’altezza dell’uscita situata davanti al Teatro di San Carlo. Proprio nel centro di Napoli, a 50 metri da Palazzo San Giacomo e dalla prefettura. E’ intervenuta una volante dell’Ufficio di prevenzione generale della questura: gli agenti non hanno potuto fare altro che chiedere un intervento dell’ambulanza. Il corpo dell’uomo è stato trasferito nella sala mortuaria dell’ospedale Vecchio Pellegrini. Il colonnato della galleria Umberto ma anche quello del Teatro di San Carlo ogni notte è meta di numerosi barboni che cercano riparo dal freddo. L’uomo trovato morto era ancora avvolto nelle coperte che probabilmente non sono servite a proteggerlo dal freddo. Carnagione scura, probabilmente extracomunitario, la nuova vittima dell’abbandono di Napoli è stata portata via sotto l’indifferenza di numerosi passanti che si recavano al lavoro infreddoliti per il gelo che si è abbattuto sulla città. L’allarme per la morte dell’uomo è stato lanciato da un altro clochard che la notte trova riparo sotto i colonnati del monumento. Antonio Esposito, uno dei gestori di un negozio che si trova proprio davanti al San Carlo, denuncia da anni lo stato di abbandono della Galleria. Soprattutto di notte, nello spazio antistante il Teatro e nella adiacente piazzetta Matilde Serao – sostiene – diventa un vero e proprio dormitorio pubblico per i tanti clochard che qui trovano riparo. E anche questa mattina, mentre qualcuno era incuriosito dalla presenza della polizia per i rilievi fotografici sul cadavere, c’era qualche senza tetto che continuava a dormire.

m.amelia

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