Ven. Lug 19th, 2019

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Napoli, criminalità in crescita e sempre più “rosa”

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Inaugurazione anno giudiziario: le donne delle famiglie assumono la guida dei clan

20130126_poUn bilancio in chiaroscuro è quello che il presidente della Corte d’Appello di Napoli Antonio Buonajuto all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il dato positivo della riduzione del 5% delle pendenze civili rischia di confondersi nei problemi atavici della giustizia e nelle lacune endemiche del distretto giudiziario napoletano. Emergenza criminale in crescita. La ripresa degli omicidi, senza includere la recente guerra di Scampia, segna un 18% in più rispetto al 2011. Aumentano del 29,7% i reati associativi, del 18% le estorsioni e del 16% le bancarotte fraudolente. E nella criminalità organizzata si affaccia sempre più la “camorra rosa”. «Le donne delle famiglie – spiega Buonajuto – senza alcuna remora e imponendo un’ormai raggiunta parità di genere, assumono il comando dei clan e assicurano la continuità dell’impresa familiare alimentandone ogni potenzialità criminale». Anche la criminalità minorile si inserisce in questo contesto. «Alla delinquenza criminale di stampo camorristico – rileva nella relazione il presidente – va ricondotto il minore che, legato all’associazione anche attraverso la sua famiglia, esegue le istruzioni e svolge un’attività remunerata«. C’è poi la delinquenza comune che restituisce un incremento del 23% dei reati contro il patrimonio e c’è un preoccupante incremento dell’8% delle denunce per stalking su donne. «Sento parlare di femminicidio – aggiunge Buonajuto – non so se ridere o piangere. Abbiamo già un reato, l’omicidio, con un minimo e un massimo della pena». Infine un quadro della situazione carceraria. «Meno carcere – dice – non significa meno sicurezza ma esattamente il contrario. Un sistema moderno conosce e privilegia forme di sanzione diversa dal carcere, troppo spesso luogo di sofferenza e di privazioni». E il lavoro per Buonajuto diventa “medicina”. Su 2158 detenuti avviati a tirocini il tasso di recidiva è al 2,8% contro l’11% degli altri casi. «Facciamoli lavorare – dice riferendosi ai detenuti – prima o poi dovremo affrontare una volta per tutte la questione del lavoro in carcere».

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