Napoli, il “di più” che viene da vicino

di Luigi Zampoli

14517369_10210353840463381_1282395585264453337_nLa sala Pasolini di Salerno ha ospitato un appuntamento prezioso in una città che fa sempre più fatica a riconoscere novità degne di tal nome.
In occasione dell’ultimo appuntamento della rassegna “Corponovecento”, pregevole collana di letteratura e saggistica teatrale della casa editrice Plectica, curata da Alfonso Amendola e Pasquale de Cristofaro, è stato presentato il romanzo di Romolo Bianco, attore e musicista di rara bravura e ora anche autore, alla sua prima prova letteraria.
Edito da Tullio Pironti Editore, il suo romanzo, “Io di più“, ci porta in una Napoli diversa, reale e poco conosciuta. Una città “altra”, non oleografica e neppure della cronaca o della camorra da fiction.
Una storia che racconta di esistenze aspre che s’intrecciano con altre esistenze nascoste e si snodano sottotraccia per poi riemergere, come spesso avviene in periferie quali quelle partenopee, che non finiscono mai, si prendono faticosamente la scena e non rinunciano a sorprendere.
Le famiglie quasi normali esistono anche a Napoli, uomini sconfitti ma operosi e donne indaffarate nel lavorio quotidiano e ragazzi alle prese con i loro sogni di rivalsa. Tante storie in una, da leggere come se si fosse lì tra quei luoghi dell’hinterland dominati dal grigio. Bene ha introdotto a tutto questo il moderatore dell’incontro Andrea Manzi, che ha spiegato l’essenza del romanzo, nei suoi presupposti, situazioni e riferimenti, perché il resto è giusto lasciarlo al lettore.
La cura nella descrizione dei personaggi ha reso l’idea di una teatralità che, quando si parla di Napoli e delle sue creature, non può che venir fuori prepotentemente.
Sotto il Vesuvio tutto è teatro ed anche ciò che sembra così crudo e marginale diventa rappresentazione di uno stato d’animo unico, perché, forse, Napoli è soprattutto questo, stare diversamente al mondo, in un angolo di mondo che filtra tutto e non cambia mai.
È stato evidenziato come in un libro che racconta storie di Napoli e dintorni non si ricorra mai all’idioma dialettale napoletano;  basterebbe questo per destare curiosità e interesse nei confronti dell’ispirazione sorprendente di un giovane scrittore che ci svela tanta parte di una comunità immensa e inesauribile, lì dove l’esistenza non è come noi crediamo che sia.
Che cosa rende nel migliore dei modi questa varietà di odori, suoni e colori? La parola cantata, questa sì, in napoletano, di Romolo Bianco, cantore e scrittore, che si congeda dal pubblico della sala con un lamento della fatica di vivere che si riveste di un canto potente.
Si va via con la sensazione di aver scoperto qualcosa, d’aver trovato dei motivi di rinnovato interesse per il contemporaneo letterario, perché qualcosa di nuovo è stato fatto e merita di essere conosciuto.

redazioneIconfronti

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