Napolitano ferma subito le grandi manovre per il voto anticipato

Napolitano ferma subito le grandi manovre per il voto anticipato

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (nella foto con Mario Monti), stronca le ambizioni del crescente numero di leader politici tentati dall’anticipo delle elezioni politiche da aprile a febbraio. Dal Colle è partita infatti oggi una nota nella quale si sottolinea come «a proposito di certe indiscrezioni di stampa, negli ambienti del Quirinale non si coglie il senso del parlare a vuoto di elezioni anticipate non essendone presentate le condizioni e non emergendo motivazioni plausibili». L’ipotesi di mandare a casa il Governo Monti era venuta fuori dopo che il Governo ieri è stato battuto tre volte durante l’esame del dl per il taglio ai costi della politica nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera. Per primo è passato, contro il parere dell’esecutivo, un emendamento che cancella le penali per l’estinzione anticipata dei prestiti dei Comuni. Più tardi il governo è andato sotto anche su un emendamento della Lega che consente ai Comuni e gli Enti locali di revocare a Equitalia e alle società partecipate la gestione della riscossione dei tributi. Infine, governo battuto per la terza volta quando, nonostante il “no” dell’esecutivo, passa un emendamento che sposta al 30 giugno 2013 il pagamento di tasse e contributi per il “cratere” del terremoto, cioè i comuni di Emilia Romagna e Lombardia. Il governo si è riservato di verificare l’impatto economico.
A proporre l’ipotesi di chiudere la legislatura con un paio di mesi di anticipo sulla sua scadenza naturale, unendo in un election day da tenere a febbraio le politiche con le regionali di Lazio e Lombardia, era stato nei giorni scorsi Pier Ferdinando Casini. Una soluzione accolta con freddezza dal Pd, ma che aveva trovato invece il consenso prima del segretario della Lega Roberto Maroni e poi di quello del Pdl Angelino Alfano.
Oggi però il leader Udc torna a rilanciare l’asse con il Pd che in Sicilia ha portato a un insperato successo, a patto che il partito di Bersani si liberi dagli “estremismi” mentre per il Ppe italiano invocato da Angelino Alfano e i suoi, tanto più dopo il “penoso” Berlusconi di Lesmo, siamo fuori tempo massimo. Casini interviene anche sulle elezioni considerando “una valutazione di buon senso” il voto anche a febbraio, se sarà necessario per fare economia. «L’incontro tra moderati e progressisti è possibile – spiega Casini – ma deve essere fatto in piena chiarezza e serietà, io chiedo al Pd come sia possibile un’alleanza con chi ha sostenuto il referendum sull’art. 18, la battaglia al fianco dei No Tav, con chi ha attaccato Monti e il suo governo». Per quanto riguarda la Lista per l’Italia, Casini assicura che «simbolo e nome ci saranno all’atto di scioglimento delle Camere» e «migliore sarà il risultato della Lista all’indomani del voto, più probabile sarà la permanenza di Monti a Palazzo Chigi». Casini andrà al Quirinale? «Qualcuno mi vorrebbe rottamare, altri in corsa per il Colle – replica il leader Udc. – Mi ritengo ancora troppo giovane per entrambi». Sul Pdl, Casini osserva: «Non voglio chiudere il dialogo ma ormai c’è una doppia anima nel Pdl. Quella di Berlusconi e quella di Alfano. Noi non possiamo pagare le contraddizioni di un Pdl che compie un passo avanti e due indietro. Gli appelli che ci vengono rivolti li trovo ridicoli, patetici».
Parlando di elezioni Silvio Berlusconi è tornato sulla questione Lombardia, ribadendo che la Lega Nord non può aspirare alla presidenza della Lombardia anche se si allea con il PdL. Lo afferma lo stesso Berlusconi nel colloquio con Bruno Vespa per il libro in prossima uscita. Chiede Vespa: dopo il Piemonte e il Veneto, lei sarebbe propenso a lasciare alla Lega anche la Lombardia? «Deciderà l’ufficio di presidenza del nostro movimento, ma escludo che si arrivi a una scelta del genere. La Lega ha già la presidenza di due regioni importantissime. E’ impossibile che il Popolo della Libertà possa rinunciare anche alla Lombardia». Tuttavia, state immaginando una legge elettorale che salvi la Lega dalla tagliola del quorum? «C’è l’ipotesi che la soglia del 5 per cento non valga per i partiti che, in almeno tre regioni, superino il 15 per cento» spiega Berlusconi. Chiede ancora Vespa a Berlusconi: qual è il suo giudizio sulla proposta di Marcello Pera di affiancare al nuovo Parlamento un’assemblea costituente, magari di 75 membri come la commissione speciale del ‘47, per riformare davvero la Carta? «E’ un’ottima proposta. Solo un’assemblea come questa -risponde Berlusconi- può riuscire, finalmente, a diminuire il numero di deputati. Un’assemblea di saggi – eletta dai cittadini con metodo proporzionale – può essere formata anche da quei parlamentari d’esperienza, presenti nelle Camere da molti anni, che invece potrebbero lasciare spazio in Parlamento alle nuove generazioni».

m.amelia

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