Home
Tu sei qui: Home » Cultura » “Natale in Casa Cupiello”, una parabola contemporanea / 5

“Natale in Casa Cupiello”, una parabola contemporanea / 5

“Natale in Casa Cupiello”, una parabola contemporanea / 5
di Silvia Siniscalchi

La recente rilettura dell’opera da parte di Giuseppe Rocca (2015), seguendo una interessante e acuta analisi interpretativa, ne mette a nudo una serie di aspetti rivelatori, rileggendo sotto nuova luce la funzione di personaggi, eventi e innumerevoli simboli evocativi. Prima di tutto, sullo sfondo del binomio “fuori (freddo, neve)/dentro (calore e rassicurazione)”, è presentata con molta chiarezza la dinamica delle relazioni tra i personaggi della vicenda, racchiusi in due triangoli: Nennillo, Pascalino e Luca, da un lato; Ninuccia, Vittorio e Nicolino dall’altro; al centro, invece, si pone la figura di Concetta, «cuore di questo organismo teatrale, attorno al cui battito crescono man mano tutti gli altri movimenti, tutti gli altri ritmi» (Rocca, 2015, p. 82).
Rocca descrive il personaggio di Luca Cupiello (il cui cognome diventa indizio della presenza di una simbologia composita e molto potente nella commedia)[12] conformemente a quanto Eduardo scrive di lui, dipingendolo come un uomo-bambino, che non vuole conoscere realmente i guai, piccoli e grandi, della sua famiglia, ma li ridimensiona, credendo così sia possibile risolverli bonariamente. Un uomo, cioè, pervicacemente indisponibile a uscire dal proprio mondo di illusioni e buoni sentimenti, che considera la famiglia come il valore più saldo e irrinunciabile, cercando nel presepe, nel caffè e nel fluire “paziente” del tempo un rimedio contro il gelo, materiale e immateriale, della vita.
Prendendo spunto da questo sunto (essenziale) della rilettura della commedia da parte di Rocca, si potrebbe forse aggiungere qualche ulteriore considerazione su Eduardo/Luca Cupiello. Si tratta infatti di una figura, la cui inconsapevolezza ingenua, in alcuni momenti, sembra assumere le sembianze di una occulta intenzionalità, che lascia dubbiosi sulla reale natura e sulle reali finalità del personaggio. Tale sospetto traspare già dai suoi primi movimenti scenici: Lucariello si sveglia alle 09:00, iniziando cioè la giornata all’insegna di un numero considerato sacro dagli antichi, (perché quadrato del tre) ed espressione di cambiamento, invenzione e crescita attraverso l’ispirazione e la perfezione massima (e sappiamo che la vicenda, dall’ideazione del presepe alla tragica conclusione, sarà per tutti i personaggi causa di crescita e cambiamento).
Svegliatosi, dopo alcune considerazioni che suscitano la reazione infastidita della moglie, Lucariello si alza, tremando per il freddo, e, subito dopo, saluta, canticchiando e con un inchino canzonatorio (dissimulato dalla perdita dell’equilibrio), la statuetta della Vergine Maria sistemata sul comò. Un gesto, dunque, né devoto né pio, che richiama forse gli sberleffi della commedia dell’arte ma che getta sul personaggio, al contempo, l’ombra di una doppiezza, di un lato oscuro quasi “luciferino”, quale inconscia consapevolezza della illusorietà delle proprie credenze e convinzioni. Questa stessa ombra sembra circondarlo allorché, ignaro di tutto, ritrova e consegna al genero la lettera-confessione di sua figlia (finita accidentalmente sotto il letto), provocando così il litigio furibondo dei due coniugi; lo stesso avviene nel momento in cui, confrontandosi con Nicolino, esperto venditore di bottoni, gli mostra l’ombrello acquistato come dono natalizio per sua moglie, con un prezioso manico costruito in corno vero di cui – aggiunge – il genero si intende di certo … Infine tale surreale incoscienza lo porta a unire sul letto di morte le mani di sua figlia e dell’amante, scambiato per Nicolino.
Si tratta dunque di segni che potrebbero in alcuni momenti fare addirittura sospettare l’esistenza di una intenzione inconscia di Lucariello nel volere liberare la figlia e renderla felice. Se, infatti, Concetta, con il richiamo al “nomos” e agli obblighi “irrimediabili” assunti con il matrimonio (non esistendo, al tempo in cui si svolge la vicenda, la possibilità di divorziare), pone una barriera insormontabile tra Ninuccia e il suo sogno d’amore, Lucariello, legato alla sfera infantile dove invece tutto è possibile, vive in una dimensione priva di vere e proprie responsabilità, avendo come unico desiderio quello di fare il presepe per ricongiungere tutta la famiglia. Un’idea di armonia che, però, egli, inconsciamente, sa non essere più realizzabile (non è infatti casuale, come osserva Rocca, la sua insormontabile difficoltà nel pronunciare l’espressione “ci riuniamo”, quando vuole spiegare a Vittorio Elia l’importanza familiare della festa).
A restituire però credibilità al personaggio di Lucariello, fugando ogni dubbio sulla sua reale buona fede, è senz’altro il presepe, oggetto delle sue cure amorevoli, quale simbolo religioso ed elemento, appunto, dell’agognata unione familiare. Il presepe, contrariamente agli infingimenti della vita sociale, racchiude difatti in sé un pezzetto di verità nell’epifania di un miracolo, qual è la nascita di un bambino, offrendo agli spettatori illusione e rassicurazione, a conferma della volontà – direbbe Nietzsche – che la nascita della tragedia risponde all’esigenza di imbrigliare il dionisiaco nell’apollineo. Il presepe – sottolinea Rocca – è infatti teatro nel teatro, ossia illusione e rifugio per sottrarsi al mondo; è però anche «un’affermazione attiva, benché utopica, di conciliazione, in nome della storia familiare e dell’amore» (Rocca, 2015, p. 93).
Una necessità di proiezione del sé e della propria fede, dunque, talmente forte da indurre il protagonista non solo a invitare tutti coloro con cui si relaziona, familiari e non, a “visitare” i luoghi del suo presepe, ma addirittura a morire pur di tenerlo in vita. Una morte e un sacrificio, quello di Lucariello, che non punta più a rifugiarsi nell’illusione di una perpetua infanzia, sottraendosi alla verità che lo svelamento tragico della commedia ha reso evidente a tutti, quanto a trasformare la propria fine nel rimedio, estremo e definitivo, contro “il freddo” dell’inverno e del caos, riunendo intorno a sé la famiglia disgregata, per la celebrazione di una “epifania” di luce e verità riconciliatrice. Sembrano così assolutamente pertinenti le considerazioni conclusive di Rocca, allorché scrive che «Natale in Casa Cupiello è la prima conquista della metafora, l’interstizio salvifico, che fonda la parola, la poesia come significato aggiunto alla referenzialità del significante dialettale, l’atto di nascita d’un teatro d’autore su un teatro di tradizione» (Rocca, 2015, p. 104).

Indietro

Bibliografia

De Angelis R., Il “Giugno Popolare Vesuviano”. Contributo alla storia del teatro popolare meridionale, Prefazione di Antonia Lezza, Napoli, Dante&Descartes, 2013.
Farinelli F., I segni del mondo. Immagine cartografica e discorso geografico in età moderna, Milano, Feltrinelli, 1992.
Farinelli F., La crisi della ragione cartografica¸ Torino, Einaudi, 2009.
Ferrone S., Sul teatro di Eduardo. Una questione di metodo, 31/10/2014, online (http://drammaturgia.fupress.net/saggi/saggio.php?id=6050).
Goody J., L’ambivalenza della rappresentazione. Cultura, ideologia, religione, Milano, Feltrinelli, 2000.
Lezza A., “La letteratura teatrale italiana. Storia e ipotesi di lavoro”, in Id., Acanfora A., Lucia C. (a cura di), Antologia Teatrale, Napoli, Liguori Editore, 2015, pp. 3-26.
Mirto M., L’opera d’arte come epifania della verità dell’ente in Hans Georg Gadamer, in “Ars Brevis”, 19, 2013, pp. 350-377 (online: http://www.raco.cat/index.php/ArsBrevis/article/view/278294/366078).
Nietzsche F., La nascita della tragedia dallo spirito della musica, Milano, Feltrinelli, 2015.
Palumbo L., ‘Mimesis’. Rappresentazione, teatro e mondo nei dialoghi di Platone e nella Poetica di Aristotele, Napoli, Loffredo, 2009.
Rocca G., “Tre rimedi contro il freddo. Lettura di Natale in Casa Cupiello”, in Lezza A., Acanfora A., Lucia C. (a cura di), Antologia Teatrale, cit., pp. 81-105.
Sacco D., “‘Mimesis’ e tradizione classica”, in Centanni M. (a cura di), L’originale assente: introduzione allo studio della tradizione classica, Milano, Bruno Mondadori, 2005, pp. 43-74.
Siniscalchi S., “Il linguaggio cartografico come ‘epifenomeno’ delle concezioni e percezioni del territorio attraverso alcune carte d’archivio”, in Id., Rappresentazione Percezione Territorio. Il rebus gnoseologico-applicativo delle carte geografiche, Roma, Aracne, 2012, pp. 41-60.
Stefanelli S., “Teatro e lingua”, in Treccani, Enciclopedia dell’Italiano, 2011 (http://www.treccani.it/enciclopedia/teatro-e-lingua_(Enciclopedia-dell’Italiano)/)
Teatro napoletano, in Wikipedia, l’Enciclopedia libera
Testori G., Il ventre del teatro, in “Paragone. Letteratura”, 220/40, giugno 1968, p. 93.
De Simone: “Ho cercato nella musica di Napoli il cuore di un popolo che non c’è più”, di Antonio Gnoli, La Repubblica (29/12/2013).
[12] Ci si riferisce a quanto Rocca scrive, accogliendo l’ipotesi di una sua allieva, sul possibile rimando del nome “cupiello” al bigoncio usato per la svinatura, con tutta una serie di implicazioni simboliche legate al vino: dal miracolo delle Nozze di Cana, alla sacralità del matrimonio, all’Epifania (nel suo significato di manifestazione divina), ai Re Magi, evocati nella commedia esplicitamente e implicitamente (allorché Luca Cupiello emerge dalle coperte con il capo completamente avvolto in scialli di lana neri). Altri esempi simili si riscontrano, secondo Rocca, nel significato allegorico della fuga dalla cucina di casa Cupiello del capitone – la cui decapitazione, nelle credenze popolari, è un rituale apotropaico volto a scacciare il male – e del brodo di pollo, consumato a Napoli durante le veglie funebri o in presenza di un morituro, che Luca Cupiello rifiuta, quasi fosse un presagio, quando Nicolino insiste nel volergli regalare una gallina per il pranzo dell’antivigilia: a portarlo alla tomba sarà infatti proprio il dispiacere procuratogli da Nicolino, che abbandona Ninuccia dopo averne scoperto i reali sentimenti.

Informazioni sull'Autore

Ricercatore Università degli Studi di Salerno

Numero di voci : 111

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto