Naufragio della Concordia, Schettino cerca di dimenticare a Meta

Naufragio della Concordia, Schettino cerca di dimenticare a Meta

«Ora basta parlare, sia Francesco sia i suoi cari hanno bisogno di serenità». Carlo Sassi, ex sindaco di Meta e amico della famiglia Schettino, si fa interprete della linea del silenzio con la quale l’ex comandante della Costa Concordia e la moglie sembrano voler vivere l’anniversario della tragedia del Giglio. «Nemmeno io – assicura Sassi – sono riuscito a contattarli». Al telefono, nella casa di Meta, non si riesce ad avere risposta. I vicini dicono che i coniugi Schettino non si vedono da giorni e giorni. C’è chi ipotizza che il comandante stia preparando, ad un anno dall’affondamento della nave, un’altra intervista in esclusiva come quella concessa nel luglio scorso in tv a “Quinta colonna”. Altri ricordano che Schettino sta lavorando a un libro, in cui ricostruisce la sua verità sulla vicenda: «Starà in silenzio fino all’uscita del volume, vuole che l’attenzione dei media non si distolga dagli elementi che presenterà nel memoriale per discolparsi». Del resto anche nell’ultima uscita pubblica, il 3 gennaio a Torre Annunziata (Napoli), per la prima udienza della causa da lui intentata contro il licenziamento da parte di Costa Crociere, Schettino è rimasto in silenzio. Nessuna dichiarazione, nemmeno quando gli è stato chiesto se fosse sereno. Alla folla di cronisti e telecamere che lo attendevano, solo un «per piacere lasciatemi passare». Tra i suoi concittadini, che hanno spesso dimostrato amicizia e solidarietà per Schettino anche nei giorni più difficili, dopo il naufragio, prevale l’idea che la sia posizione possa alleggerirsi, in futuro. E alla triste data dell’anniversario di domani preferiscono contrapporre la gioia, ancora fresca, per il ritorno a casa dei marittimi sorrentini liberati dopo il sequestro in Nigeria: «Il mare – dicono due anziani marinai di Meta – ci riserva spesso dolori, ma a volte anche buone notizie. Concentriamoci su quelle».

m.amelia

Un pensiero su “Naufragio della Concordia, Schettino cerca di dimenticare a Meta

  1. Se la notizia risponde al vero c’era da aspettarselo. Da Fabrizio Corona alla D’Addario, persone assurte alla notorietà della cronaca per motivi non propriamente edificanti, invece di scomparire e ritirarsi in buon ordine, diventano personaggi di primo piano e dispensatori di “pillole di saggezza”, soprattutto grazie alla stampa e alla televisione che non perdono occasione per tenerne vivo il ricordo, in nome delle vendite e dell’audience. Insomma, alla banalità del male, per citare la Arendt, non c’è davvero fine …
    Non meraviglierebbe vedere il nome di Schettino sulle locandine di qualche discoteca o locale pubblico, ingaggiato per animare la serata con le sue esternazioni. Per quanto ci riguarda dovrebbe essere ricordato solo nelle aule giudiziarie per rispondere del disastro di cui è e resta il principale responsabile, che gli piaccia o meno. L’Italia è piena di gente che ama ricoprire ruoli di comando solo per goderne i vantaggi, ma senza volersene assumere gli oneri. Mi vengono in mente certi nostri mediocri “capetti” che, nei più vari casi, amano molto fare i protagonisti e attribuirsi i meriti dei successi (anche quando non ne sono i diretti artefici) ma sono poi altrettanto pronti a scaricare sugli altri le colpe di eventuali insuccessi. Schettino non è un mediocre, intendiamoci, ma non ha saputo essere all’altezza delle sue capacità e del suo ruolo di comandante durante l’assurdo naufragio provocato da una superficiale e spavalda gestione della nave. Ha quindi tradito innanzitutto sé stesso, oltre che i passeggeri a lui affidati. Ora è troppo tardi per recuperare e dunque ben venga il suo silenzio, sia per personale dignità, in ossequio (tardivo) del ruolo cui ha abdicato abbandonando la nave che affondava, sia, soprattutto, per rispettare il dolore dei parenti delle vittime del disastro.

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