Mer. Lug 17th, 2019

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Navicella Italia: in viaggio verso il “nuovo mondo”

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di Luigi Zampoli
di Luigi Zampoli

NapolitanoColomboLo stallo è parola né positiva né negativa, e per questo subdolamente inquietante, perché ha l’olezzo agrodolce della palude, il sentore dell’ignavia.
Il blocco tra i contendenti, l’impossibilità di una supremazia, o a causa della “troppa” azione o, all’inverso, della troppa inerzia, le reciproche pretese che si annullano a vicenda; le magnifiche sorti progressive cedono il passo al morbo italico dell’immutabilità.
Potremmo rifarci a Svevo, Pirandello, a Ionesco, allo Shakespeare di “Tanto rumore per nulla“;  ecco, se c’è qualcosa da salvare della scena attuale della politica italiana è la tentazione irresistibile di ritrovarla nei grandi affreschi della letteratura di ogni tempo.
Ma non di finzione drammaturgica e di prosa si tratta, purtroppo, bensì del momento più delicato della recente storia politica di questo Paese.
Il proscenio appare come un vorticoso affastellarsi di volti che appaiono e scompaiono dalle cronache nel giro di poche ore, e sono i volti sin troppo noti di un passato prossimo; ritornano ciclicamente ad ogni sosta sulla sofferta rotta del “Grande Cambiamento”, invocato da tutti e messo in pratica in malo modo. Che tutto cambi affinché tutto resti uguale, d’altra parte, è il vecchio adagio di Tomasi di Lampedusa che ricorre nei commenti quotidiani e ripetitivi di giornalisti e opinionisti politici. A ben riflettere, ciò che più sconcerta non è neanche l’impossibilità di un vero ricambio del ceto politico, bensì quella continua riproposizione di un inveterato “modus agendi”, fatto di interlocuzioni sfiancanti tra leader di partito, capicorrente, vertici ristretti, direzioni, assemblee, incontri appartati, con l’immancabile flusso di dichiarazioni, indiscrezioni e smentite a mezzo stampa che ne segue.
In tutto questo risiede il “vecchio” della politica italiana, in quell’impossibilità congenita di una semplice linearità fatta di pensiero-proposta-consenso-azione, come accade nella altre grandi democrazie europee.
Ragionando in quest’ottica, non si può che definire l’incarico conferito al “vecchio”, giovane Enrico Letta, come l’ultima, disperata operazione di ripristino di una minima ”dignità” politica, quantomeno a beneficio di un esecutivo da ”approntare” a tutti i costi, sotto l’attenta regia del Capo dello Stato Napolitano, costretto, suo malgrado, a reinterpretare il suo ruolo in chiave “presidenzialista”.
Quando la barca è in “stallo”, ci vuole un timoniere che abbia energia, sangue freddo ed una visione del ”dopo”…. Un “giovane“ di ottantotto anni ha dimostrato di averne più di tutti gli altri.

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