Né arti né parti…

Né arti né parti…
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Vorrei dare un consiglio ai ministri Gentiloni, Pinotti e Alfano: smettetela di pensare alla (inesistente) grandeur italica, immaginando che il nostro paese possa recitare un ruolo da protagonista nella delicata e pericolosa vicenda libica e del califfato nero dell’Isis, perché proprio non ce lo possiamo permettere. Ci sono, tra le tantissime ragioni che potrei produrre per ritenere questo consiglio necessario e praticabile, altre due recenti vicende, differenti tra loro, ma che convergono nella medesima direzione e che mi spingono a bacchettare ulteriormente chi pensa alla credibilità di un paese che, invece, a livello internazionale, conta meno del famigerato due di bastoni nella briscola.

Mi spiego meglio.

Vicenda numero 1: la Mogherini, in qualità di Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, una roboante carica, dovrebbe essere una delle donne più coinvolte ed ascoltate della politica europea in materia di politica estera e di sicurezza comune del Vecchio Continente. Invece, è stata relegata ad un ruolo subalterno e del tutto insignificante nella spinosa vicenda russo-ucraina, che, di fatto, è stata ed è ancora gestita dalla Merkel e da Hollande, senza che l’esponente italiana sia, non dico chiamata a partecipare, ma almeno informata, ragguagliata. Come dire, insomma, che il pangermanesimo teutonico e la grandezza napoleonica (tanto per citare due fasi storiche che richiamano le rispettive grandezze di Germania e Francia) stravincono sul renzismo dei proclami e del finto protagonismo internazionale dell’Italia. Uno smacco incredibile, subito oltretutto con dignitosa nonchalance, lo riconosco, ma anche con un senso di impotenza che scoraggerebbe chiunque.

Vicenda numero 2: la deprecabile storia degli hooligan olandesi, poche centinaia di facinorosi che hanno messo a soqquadro Roma ed esibito un durissimo repertorio di violenze e sconcezze da far imbestialire anche il più pacifico degli italiani, e la totale, assoluta, incapacità di avere un servizio di intelligence e istituzioni capaci di permetterci di prevenire gli incidenti, di isolare i violenti, di mazzolare i facinorosi (extrema ratio, sed ratio), piuttosto che prendersela con gli studenti quando scendono in piazza a protestare, dicevo, questa deprecabile storia ci dimostra che una qualsivoglia repubblica delle banane del pianeta saprebbe essere più credibile del nostro tormentato e bistrattato paese.

Se non siamo stati in grado di arginare quattro cialtroni ubriachi come possiamo pensare di avere un ruolo di spicco contro quei terribili mascherati dell’Isis? Ma abbiamo capito che questi non sono né ubriachi né si tratta di poche centinaia di persone, ma che è un esercito di aggressori professionisti e spietati che usa la violenza come arma per prendere il potere e per intimidire il mondo occidentale (e non) con un’accurata comunicazione del terrore?

No, ridimensioniamo i propositi, ammainiamo le bandiere di un leaderismo che non possediamo; siamo destinati a ruoli subalterni e di scarso rilievo. Uno specchio dei tempi dell’Italietta che siamo diventati. Senza arte né parti.

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

 

 

redazioneIconfronti

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