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Negli Usa prove generali di sostegno politico all’Italia

Negli Usa prove generali di sostegno politico all’Italia
di Vincenzo Pascale

Foto: criluge.it

A New York si è aperta ieri alle ore 15, la 67ma edizione dell’Assemblea Generale dell’ONU. I rappresentanti ed i capi di governo dei 193 stati membri si ritrovano così a New York, che diventa ancora una volta la città sede dei destini e delle politiche mondiali. L’Assemblea Generale per alcuni politici è una passerella per avere quella visibilità altrimenti negata dai media o per lanciare anatemi contro il nemico di turno. Famose le uscite di Chavez, presidente del Venezuela contro Bush altrettanto famose quelle del presidente dell’Iran, Akmenedjan, contro gli Stati Uniti. All’Onu si discuterà di sicurezza mondiale, più che mai attuale dopo i fatti terroristici di Bengasi con l’attacco al Consolato Usa da parte di affiliati ad Al Qaeda, di economia, di cooperazione Nord/Sud del mondo. L’Assemblea generale dell’Onu è anche un momento utilizzato dai capi di Stato per sondare i rapporti bilaterali, tra paesi.  A New York sarà presente anche Mario Monti che proprio lunedì 24 incontrerà il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Gli Stati Uniti guardano all’Italia ed all’operato del governo Monti con velato ottimismo ed anche con una certa preoccupazione. Gli interessi americani in Italia sono molteplici e le relazioni diplomatiche molto solide. Innanzitutto l’amministrazione Obama ha instaurato una certa sintonia, anche personale, con il governo Monti. I due leader, provenendo entrambi dall’accademia, hanno una sintonia caratteriale ed un approccio alla risoluzione di complesse vertenze politiche che spesso li porta ad evitare il confronto con gli avversari pur riuscendo a promuovere la propria agenda politica. Sul tavolo dell’incontro, Obama-Monti, ci sarà sicuramente la politica di risanamento economico varata dal governo Monti. Da tempo gli Usa hanno espresso preoccupazione sulla prassi dei governi italiani di aumentare vertiginosamente la spesa pubblica, ricevendo sempre poca attenzione. Il governo Monti su questo è in perfetta sintonia con la richiesta Americana. Altro nodo irrisolto è il problema Fiat Chrysler. Marchionne punta forte sul mercato Usa e sul mercato Asia Pacifico. Il Mercato dell’auto in Europa è stagnante, in forte calo in Italia. Aprire una crisi lavorativa sulla vicenda Fiat alla vigilia del voto italiano non gioverebbe all’attuale governo né alle forze politiche moderate italiane. Il rischio di derive populiste è sempre presente. Obama e Monti parleranno anche di questo. La stabilità politica di un Paese, l’Italia, paradossalmente passa ancora da Washington.

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