Nei labirinti del linguaggio di Bianca/Tomaso Binga

Nei labirinti del linguaggio di Bianca/Tomaso Binga
di Erminia Pellecchia

DSC_8270-Bianca-Menna-nella-sua-abitazione-Roma-foto-Manuela-De-LeonardisLa parola, il gesto e il corpo. La parola che dà calore e colore alle armonie del verso, il corpo che nell’azione performativa dello spazio si fa scrittura. Significato e significante. Segno-disegno. Scrittura vivente, come quella con cui Tomaso Binga, al secolo Bianca Pucciarelli Menna,  irrompe nell’irrequieto panorama artistico e culturale degli anni Settanta in provocatoria opposizione alla comunicazione di massa. E, rifacendosi proprio al titolo della serie “Scritture viventi” del 1977 che Antonello Tolve e Stefania Zuliani dedicano alla poetessa salernitana, tra le figure di punta della poesia fonetico-sonora-performativa in Italia e all’estero, la mostra “Tomaso Binga-Scritture Viventi”, da domani e fino al 24 novembre allestita alla Galleria Galeotti di Macerata con, a corollario, la performance “Con 40° all’ombra e 98° di umidità”, curata da Pierfrancesco Giannangeli.

L’occasione è l’omaggio che l’Accademia di Belle Arti di Macerata le rende, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze del patrimonio culturale dell’Università di Salerno, assegnandole la Laurea Honoris Causa “per l’acuta maestria con la quale decostruisce il linguaggio e per la finezza progettuale che ha caratterizzato l’intero percorso di un’artista totale. Già. Ricerca, costanza, serietà di un progetto di scavo nei labirinti del linguaggio che Bianca/Tomaso (i due volti, il maschile e il femminile fusi perché “l’artista non è né uomo, né donna, non ha età, né nazionalità perché appartiene al mondo”) porta avanti da oltre mezzo secolo conquistando i critici e le platee internazionali. Partecipazioni a mostre, rassegne e festival prestigiosi, lavori presenti in collezioni pubbliche e private, pubblicazioni e premi, la docenza all’Accademia di Belle Arti di Frosinone e l’attiva organizzazione di appuntamenti culturali al Lavatoio Contumaciale di Roma che dirige dal 1974 ed alla Fondazione salernitana intitolata al marito Filiberto Menna nel 1992 e di cui è vicepresidente: una vita spesa nel segno dell’arte e della poesia, i suoi amori, confessa la Pucciarelli, forti come quello che l’ha legata all’indimenticato critico d’arte di cui si innamorò a 14 anni e con cui ha condiviso passioni e valori fino alla prematura morte avvenuta nel 1989. La Fondazione Menna, la sua famiglia, le sarà al fianco in questa lunga, intensa giornata di Macerata, in cui Tomaso Binga si presenterà “in voce” con una “Lectio magistralis” che farà scoprire al pubblico l’artista ironica, travolgente e dissacrante e la donna mite e riflessiva, amante del bello e del vero.

redazioneIconfronti

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