Dom. Lug 21st, 2019

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5.000 esecuzioni capitali all’anno nel mondo: la vergogna non muore

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(Asca) Nel 2011 le esecuzioni capitali al mondo sono state almeno 5.000 a fronte delle 5.946 del 2010, delle 5.741 del 2009 e delle 5.735 del 2008. Sono 43 i paesi boia dello scorso anno, di cui 36 sono Stati dittatoriali, autoritari o illiberali. La Cina si conferma in cima alla lista tra i paesi che hanno condotto il maggior numero di pene capitali: nel 2011 il governo di Pechino ne ha effettuate circa 4.000, l’80% del totale mondiale; segue l’Iran con almeno 676 esecuzioni e l’Arabia Saudita con 82 condanne a morte. È quanto emerge dal Rapporto 2012 di “Nessuno tocchi Caino, la pena di morte nel mondo”, presentato oggi dalla stessa associazione del Partito Radicale italiano, alla presenza, tra gli altri, del vicepresidente del Senato, Emma Bonino, del presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini e del ministro degli Esteri, Giulio Terzi.
Secondo il rapporto, sono 7 i paesi che “possiamo definire di democrazia liberale” ad aver effettuato pene capitali: nel 2011, in particolare, sono 2 gli Stati che hanno effettuato il tutto 48 esecuzioni, ovvero l’1% del totale mondiale: Stati Uniti (43) e Taiwan (5). In Indonesia il 2011 è èstato il terzo anno consecutivo senza esecuzioni dal 2004, mentre l’India non ha eseguito condanne a morte per il settimo anno consecutivo.
I Paesi, prosegue il documento di 19 pagine, o i territori che hanno deciso di abolire la pena capitale per legge o in pratica sono ad oggi 155. Di questi, quelli totalmente abolizionisti sono 99; gli abolizionisti per crimini ordinari 7; quelli che attuano una moratoria delle esecuzioni sono 5.
I Paesi abolizionisti di fatto, che non eseguono sentenze capitali da oltre 10 anni o che si sono impegnati ad abolire la pena di morte, sono 44. Nel 2011 i Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali sono stati 19, rispetto ai 22 del 2010, ai 19 del 2009 e ai 26 del 2008.
Tra il 2011 e nei primi sei mesi del 2012 non si sono registrate esecuzioni almeno in quattro Paesi – Bahrein, Guinea Equatoriale, Libia e Malesia – che le avevano invece condotte nel 2010. Per contro, quattro Paesi hanno ripreso ad eseguire le sentenze capitali: Afghanistan (2), Emirati arabi uniti (1) nel 2011; Botswana (1) e Giappone (3) nel 2012.

 Negli Stati Uniti nessuno Stato abolizionista ha reintrodotto la pena di morte, ma l’Idaho, che non compiva esecuzioni dal 1994, ne ha effettuate 2, nel 2011 e nel 2012.

Ancora una volta, l’Asia si conferma essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Se stimiamo che in Cina vi sono state circa 4.000 esecuzioni (circa mille in meno rispetto al 2010), il dato complessivo del 2011 nel continente asiatico corrisponde ad almeno 4.931 (il 98,6%), in calo rispetto al 2010 quando erano state almeno 5.855.

Le Americhe, si legge ancora nel dossier, sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico Paese del continente che ha compiuto esecuzioni (43) nel 2011. In Africa, nel 2011, la pena di morte è stata eseguita in 4 Paesi (erano stati 6 nel 2010) e sono state registrate almeno 24 esecuzioni: Somalia (almeno 11), Sudan (almeno 7), Sudan del Sud (5), Egitto (almeno 1). Nel 2010 le esecuzioni effettuate in tutto il continente erano state almeno 43, nel 2009 almeno 19, come nel 2008 e contro le almeno 26 del 2007 e le 87 del 2006.
 In Europa, la Bielorussia continua a costituire l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte. Nel 2011 due uomini sono stati giustiziati per omicidio e altri due sono stati fucilati nel 2012. 
I dati del Rapporto 2012 di “Nessuno tocchi Caino” indicano una riduzione significativa delle esecuzioni e “confermano la tendenza irreversibile verso l’abolizione della pena di morto nel mondo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, evidenziando al tempo stesso come sia necessario “ribadire l’assurdità di uccidere le persone che hanno ucciso altre persone per dimostrare che le persone non si devono uccidere”.

 Per il titolare della Farnesina nel negoziato alle Nazioni Unite per l’adozione di una nuova risoluzione a dicembre sulla moratoria della pena di morte, inoltre, è arrivato il “momento di affermare principi come quello di standard minimi che proibiscano di eseguire condanne a morte nei confronti di minori e disabili mentali” e l’Italia promuove “un testo che va nelle linee di quanto sostenuto” dall’associazione Radicale e dal suo presidente Sergio D’Elia. “È per questo – ha concluso Terzi – che nel progetto portato avanti dall’Unione Europea, questi indici di rafforzamento del testo saranno sostenuti con forza. Anche quello del divieto di estradizione nei Paesi dove c’è il rischio dell’applicazione di una pena capitale”.

3 thoughts on “5.000 esecuzioni capitali all’anno nel mondo: la vergogna non muore

  1. Dal momento che nessuno oltre all’intelletto umano può decidere per l’uomo cosa sia giusto e cosa sia sbagliato c’è da chiedersi ancora una volta se sia giustificabile che un uomo uccida un altro uomo. Se uccidere un uomo per te non è giusto non può essere giusto farlo neanche in nome di un’autorità statale o che dir si voglia, oltre che per uccidere un uomo per legge è necessario assumere una verità (almeno la sua colpevolezza) come assoluta e questo è già di suo opinabile.

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