Ven. Ago 23rd, 2019

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Nel diritto romano le norme per il diritto delle genti

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A Scala una scuola di perfezionamento che guarda all'attualità / di Andrea Manzi
di Andrea Manzi
Il professor Oliviero Diliberto, tra i coordinatori della Scuola di perfezionamento in diritto romano
Il professor Oliviero Diliberto, tra i coordinatori della Scuola di perfezionamento in diritto romano

Il Mediterraneo è un mosaico di tutti i colori, scriveva Fernand Braudel, posando lo sguardo sui molti simboli che un tempo rappresentarono pietre d’inciampo del Mare nostrum: spettacoli eterogenei che oggi, all’inizio del terzo millennio, parlano di trasformazioni stratificatesi nel tempo. E il tempo è il più decisivo elemento dell’evoluzione umana, di cui possiamo comprendere le “leggi” innanzitutto comparandole con le criticità e le tragedie della nostra epoca.

È questo il leit motiv della Scuola di perfezionamento in diritto romano, diretta da Oliviero Diliberto (“La Sapienza” di Roma), Giovanni Lucchetti (Università di Bologna) e Antonio Palma (“Federico II” di Napoli), inauguratasi l’altro giorno a Scala, il più antico centro della Costiera amalfitana, per approfondire l’esperienza giuridica romana in ottica “comparatistica”, al fine di individuarvi i criteri per la “realizzazione di un dialogo interculturale quale parametro di coesione sociale e di governance democratica”. Un summit ideato, quindi, come confronto diretto tra giovani studiosi e i loro maestri – puntualizza il professor Francesco Fasolino dell’Università di Salerno – con la partecipazione diretta di Federico De Bujan e Aldo Schiavone, due tra i massimi storici del diritto romano. L’iniziativa è stata ospitata per il secondo anno consecutivo dalla Fondazione Meridies (con la direzione generale di Mico Capasso), nell’ambito di una vasta attività di alto profilo formativo, che spazia dalla filosofia al diritto, alla musica, alla filologia.

Il filosofo Massimo Adinolfi, direttore scientifico della Fondazione Meridies
Il filosofo Massimo Adinolfi, direttore scientifico della Fondazione Meridies

A fronte di una società in cui le procedure prevalgono sulla dottrina è più che mai necessario che il diritto romano diventi area imprescindibile di ricerca per gli studenti di legge, giacché “non può esservi rapporto autentico con il diritto senza conoscenza della storia del diritto”, ha ribadito in apertura dei lavori il professore Massimo Adinolfi, direttore scientifico di “Meridies”. Quest’obiettivo è stato ostacolato, negli ultimi anni, dalla tendenza delle università italiane a sminuire il peso delle discipline storiche e filosofiche. La situazione è diventata recentemente meno preoccupante per la vigilanza esercitata da docenti e studiosi, tant’è che si profila l’istituzione di una laurea specialistica biennale in diritto romano, come ha anticipato alla folta platea di dottorandi Giovanni Lucchetti, presidente della Conferenza nazionale dei direttori di dipartimento di Giurisprudenza. La difesa della disciplina richiede, però, assoluta coesione. Anche Aldo Schiavone l’ha auspicata, illustrando un imponente progetto europeo, da lui diretto e allocato presso l’Università “La Sapienza”, che punterà alla pubblicazione, in termini sistematici, di testi di giuristi romani. “C’è bisogno di una glossa del terzo millennio, di un viaggio testuale che abbia senso per l’uomo contemporaneo e la modernità”, conferma il professor Antonio Palma, per il quale il problema non è la crisi del diritto romano o del diritto in genere, “ma la crisi della scienza giuridica e dei giuristi, i quali non esprimono più la razionalità che tenga in piedi un sistema regolativo”.

Il professore Francesco Fasolino dell'Università di Salerno
Il professore Francesco Fasolino dell’Università di Salerno

È questo il contesto problematico del Progetto di Ricerca Nazionale “Gli spazi del diritto. Res publica, diritto delle genti, integrazione e circolazione dei modelli nel bacino del Mediterraneo”, tema per la prima volta affrontato in modo sistematico e che quest’anno ha visto la partecipazione di giovani studiosi provenienti finanche dalla Cina. Otto le unità di ricerca e nove le università coinvolte per una riflessione sulla territorialità del diritto così come manifestatasi nell’esperienza storica e posta a fondamento della scienza giuridica europea. Valori, norme e modelli culturali che andrebbero riproposti quali icone di un’autentica società multietnica. Roma riuscì a imporre in tutto il Mediterraneo il linguaggio della sua politica e delle sue istituzioni, sia in età repubblicana che imperiale, con alterne formule di inclusione ed esclusione nei confronti delle altre popolazioni; di qui l’analisi odierna, in senso diacronico, del rapporto tra potere centrale e autonomie locali, ma anche delle norme dello “ius gentium”. Aperte alla tutela degli stranieri, nel corso dei secoli esse hanno fornito un riferimento attuale per la disciplina di rapporti internazionali, a conferma della forza del diritto romano, applicato in gran parte dell’Europa occidentale fino al XVII secolo. Una forza permeata dall’influenza del pensiero greco sulla scienza giuridica romana, in un rapporto dialettico complesso, fondativo di un “melting-pot” ante litteram.

(da Il Mattino-Cultura del 17 marzo 2016)

 

 

 

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