Mer. Lug 17th, 2019

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Nel Nolano degrado dei Regi Lagni. Fermiamo la catastrofe!

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Un tempo anche questa parte della Campania (agro nolano) era chiamata “Felix”, terra ubertosa, fertile, ricca di acqua e minerali, dono delle eruzioni del vulcano che, dal 79 dopo Cristo, ha preso il nome di Vesuvio.

di Aniello Manganiello

Riceviamo e pubblichiamo le foto relative al degrado ecologico dei Regi Lagni dell’area nolana inviateci dal nostro Don Aniello Manganiello. Ai nostri lettori riproponiamo anche l’articolo scritto da Don Aniello e pubblicato il 13 luglio scorso sul disastro ambientale che ferisce questa terra.

Un tempo anche questa parte della Campania (agro nolano) era chiamata “Felix”, terra ubertosa, fertile, ricca di acqua e minerali, dono delle eruzioni del vulcano che, dal 79 dopo Cristo, ha preso il nome di Vesuvio.
Negli ultimi decenni l’agro nolano ha subito notevoli trasformazioni a causa della diffusa cementificazione con la costruzione del Cis, del grande centro commerciale il “Vulcano buono” (mi sconcerta e mi fa ridere questa attribuzione data a un grande supermercato), e quindi di terreno coltivabile ne è rimasto ben poco. Nessuna iniziativa in favore dell’agricoltura in questo territorio da parte degli amministratori locali e regionali, anzi: il sostegno e la politica a favore dell’apertura dei centri commerciali disseminati ovunque in Campania. Bassolino, all’inaugurazione del “Vulcano Buono”, fatta con trombe e tromboni alla presenza di Prodi, definì questo centro un polo di eccellenza e un volano di sviluppo. Quante bugie e quanta offesa a questa terra martoriata.
Ma quale volano di sviluppo? Questo centro non ha portato nessun benessere al territorio. Poteva esserlo se almeno il 60% dei prodotti fossero stati realizzati e prodotti in Campania, ma non è assolutamente così. Si aggiunga inoltre che gli stipendi sono miseri, gran parte dei contratti di lavoro sono stagionali e i giovani, pur di guadagnare qualcosa, si accontentano di pochissimo.
Ma la mia riflessione verte soprattutto su un’altra questione: lo stato di conservazione dei Regi Lagni. Uno di questi attraversa i territori dei comuni di Camposano, Cimitile, Nola e l’area su cui sono ubicate le strutture commerciali citate. Soldi a palate per il commercio ma non per salvare madre terra. I Regi Lagni furono costruiti dai Borboni per incanalare le acque provenienti dalle montagne di Avella e Baiano perché il territorio diventava sempre di più paludoso e sempre più soggetto ad alluvioni. Mi piace camminare per le campagne del mio paese e una mattina ho deciso di andare al Cis di Nola a piedi percorrendo la strada comunale che porta anche a Polvica di Nola. Dopo essermi fermato con amici che gestiscono in proprio un capannone al Cis, ho deciso di percorrere lo sterrato, all’altezza del deposito dell’ Ntv-Italo, che corre lungo l’argine del lagno fino all’antica chiesetta di San Donato, tanto cara ai camposanesi.
Avrei voluto proseguire fino a Faibano, mio paese di origine, per circa un chilometro ma è stato impossibile perché non esiste argine ma solo un piccolo alveo per niente profondo. In compenso quanto visto nel tratto percorso mi ha sconvolto: rifiuti di ogni genere, plastica, vecchi televisori, rifiuti tossici, ferro, vestiti, con evidenti segni di numerosi roghi. Uno spettacolo indecente (nelle foto) consentito dal silenzio complice dei cittadini e dalla mancanza di controllo degli amministratori locali e delle forze dell’ordine. Povera terra mia, saccheggiata e violentata dall’egoismo dell’uomo. Da ragazzino camminavo sul letto del lagno, su sabbia di colore argenteo e sopra sassi levigati bianchissimi che riempivano di luce l’alveo all’imbrunire. Il consumismo, l’individualismo, la mancanza di educazione alla legalità, al rispetto della natura e dei beni comuni hanno generato questo disastro ambientale.
Eppure Dio aveva creato una natura buona e splendida a tal punto che di fronte a essa esprimeva la sua gioia e la sua felicità, affidandola all’uomo perché la custodisse e la amasse per la sua sopravvivenza. La mia vuole essere prima una forte denuncia e poi esprimere la speranza che, attraverso una nuova sensibilizzazione e una seria e costante educazione delle comunità interessate per la salvaguardia del creato, si possa tornare a camminare per le campagne e sull’argine dei lagni senza essere deturpati nello sguardo e nell’anima dalla sporcizia e dal degrado.

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