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Nel nome di Cargaleiro la sfida dell’arte per il rilancio campano

Nel nome di Cargaleiro la sfida dell’arte per il rilancio campano
di Barbara Ruggiero

Manuel Cargaleiro al lavoro

Una mostra per celebrare gli ottantacinque anni di Manuel Cargaleiro, ceramista di origini portoghesi che ha frequentato spesso il territorio salernitano, elevandolo a luogo di ispirazione della sua arte.
La mostra, che si inserisce nell’ambito del Festival di Ravello, è stata inaugurata a Villa Rufolo e, attraverso l’esposizione di pannelli, piastre e sculture, ripercorre la vita del poliedrico artista Cargaleiro (nella foto, mentre è al lavoro nel suo studio). Si tratta di un omaggio che Ravello rende a uno dei maggiori pittori e ceramisti contemporanei, che ha eletto la Campania, insieme al Portogallo e alla Francia come luogo di creazione e di ispirazione della sua arte, stabilendosi per lunghi periodi a Vietri sul Mare.

Una delle vivaci creazioni artistiche di Cargaleiro

Cargaleiro – come Gore Vidal, che pure in vita aveva preferito trascorrere lunghi periodi in Campania – fa parte della schiera di uomini d’arte e cultura che si sono innamorati dell’Italia e hanno eletto la Campania come seconda casa. L’occasione dell’inaugurazione della mostra è il momento opportuno per una riflessione sullo stato della cultura nel Mezzogiorno e, in particolare, in Campania assieme all’avvocato Adriano Bellacosa, presidente della Fondazione Cargaleiro, nata per volontà dello stesso artista.
Avvocato, l’inaugurazione della mostra evidenzia la necessità di valorizzare un territorio e di dare maggiore attenzione ai suoi punti di forza, come la cultura. Il territorio salernitano è da anni fonte di ispirazione per un artista del calibro di Cargaleiro. Cosa si può fare per promuovere al meglio il territorio e l’arte che in esso nasce e si sviluppa?
Manuel Cargaleiro si è, fortunatamente per noi, innamorato del nostro territorio e ha deciso di trascorrere qui parte della sua esistenza. La Provincia di Salerno, anche prima della presidenza Cirielli, ha sempre prestato grande attenzione alla Fondazione Cargaleiro e all’artista portoghese che ci ha fatto dono di alcune sue importanti opere. Il nostro obiettivo, tra le altre cose, è il confronto tra la cultura ceramista vietrese e quella del maestro Cargaleiro. Nonostante i grandi tagli fatti alla spesa, la Provincia sta dando un contributo importante alla promozione culturale e artistica, che deve essere necessariamente letta anche in chiave economica. Iniziative come queste smuovono la cultura ma anche l’economia.

Adriano Bellacosa

Parla della cultura come possibile indotto economico per il territorio: in che modo il patrimonio culturale può costituire il rilancio dell’immagine dell’Italia e del Mezzogiorno in un momento di crisi come quello attuale?
Intorno all’arte esiste un mercato che non è solo quello delle opere ma che è rappresentato dal movimento di tutti coloro che si spostano per venire a vedere le mostre. A Villa Rufolo, all’inaugurazione della mostra di Cargaleiro, abbiamo trovato anche tanti appassionati di ceramica dell’entroterra, di Vietri sul Mare… La mostra ha mosso, e continuerà a muovere, tantissime persone. É riconosciuta da tutti la bravura di Cargaleiro. Egli stesso sarà a Ravello nei primi giorni di settembre e realizzerà un pannello di ceramica per la città. Poi c’è il progetto di Villa de Ruggiero a Nocera Superiore, che diventerà un museo di tutte le opere che Cargaleiro ha donato alla Fondazione.
Lei indica la cultura come punto a favore del nostro Paese in un momenti di crisi generale così forte.
In momenti del genere arte e cultura sono il vero patrimonio da mettere a frutto. D’altronde in Italia non abbiamo altre risorse o materie prime. Non abbiamo molto gas, niente energie, né acciaierie come ce ne sono in Germania. Abbiamo, tuttavia, un grande patrimonio che è la nostra cultura e la nostra capacità di inventiva. Bisogna investire in quello che si ha. E in un momento di crisi questo è quello che abbiamo di più importante. Cultura, studio e arte ci tirano fuori dalla crisi senza alcun dubbio. Se nelle cose non si mette cultura, impegno e passione non si va da nessuna parte. Io penso ai tanti giovani che dovrebbero anche formarsi a un nuovo modo di intendere la cultura e, anziché essere costretti ad andare all’estero, potrebbero essere valorizzati anche in Italia.
I giovani: come si può sensibilizzare anche questa fetta di popolazione alla cultura?
Si potrebbero fare tante cose. Penso a nuove iniziative nella scuola, per esempio. Si potrebbe cercare di avvicinare la cultura, l’arte e l’insegnamento in maniera più concreta. Con Cargaleiro stiamo facendo da tempo un esperimento: andiamo in giro a realizzare opere. Ospitiamo curiosi, giovani o signore che si avvicinano all’arte. Può significare poco ma io credo che da queste piccole cose si può formare una nuova coscienza. L’arte addolcisce l’animo. In un momento del genere conta formare una maggiore coscienza sociale anche se di caratterizzazione artistica. Sarebbe un grande traguardo.
Cargaleiro non è il primo artista che sceglie il territorio campano, salernitano in particolare, come luogo in cui vivere oppure come luogo fisico in cui trovare ispirazione.
Ultimo, solo in ordine di tempo, si è parlato a lungo anche dell’amore di Gore Vidal per Ravello. Come popolo, quanto siamo stati attenti finora alla cultura?
Tanti artisti, poeti, scrittori, musicisti hanno scelto la Campania come luogo preferito. Clemente, per esempio, è un artista contemporaneo che ha comprato casa ad Amalfi. Trascorre lunghi periodi lì. Cargaleiro a 85 anni viene in Italia quattro/cinque volte all’anno: ha una grande passione per l’Italia e la provincia di Salerno. Siamo un gran bel popolo. Abbiamo ereditato tante bellezze e una grande tradizione culturale. Non sempre siamo riusciti a essere bravi custodi di quello che abbiamo. Avremmo potuto fare di più, altri avrebbero fatto probabilmente meglio. Ma noi siamo così.

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