Nel “nuovo corso” occhio alla legalità

Nel “nuovo corso” occhio alla legalità
di Angelo Giubileo

costituzQual è il tratto distintivo che porterà con ogni probabilità Matteo Renzi al governo del paese? Perché, se è certo che sarà un semplice tratto – di penna pennello matita o altro genere di strumento atto all’uso – a sancire le dimissioni di Enrico Letta e a determinare l’attribuzione del nuovo incarico al piè veloce fiorentino; quanto alle motivazioni della svolta, non solo non ci riesce di capire ma cosa ancor più grave alcuno prova a darne una spiegazione, una che potremmo dire sia plausibile.

Leggendo il Corriere della Sera di venerdì, il bilancio del governo dimissionario è sintetizzato nell’espressione: “Partito con una squadra apparsa nuova, Letta è stato tradito dalla lentezza”. E quindi, in base a questo elementare valore di giudizio, dovrebbe poter sembrare accettabile la sostituzione sia della squadra che innanzitutto del capo. Del nuovo capo – da non confondere con la figura del kapò evocata da Silvio Berlusconi anni addietro -, sempre sul maggiore quotidiano nazionale si legge invece: “è così sicuro di sé da rivendicare come virtù ciò che gli viene rinfacciato come vizio: l’ambizione”. Augurandoci pertanto che non sia fine a se stessa. Perché al riguardo, in verità, più di un dubbio è sopraggiunto. Ma, in ordine ad una plausibile motivazione, perfino lo storico giornale, nel fondo di prima pagina, sembra concludere: “L’impressione, tuttavia, è che ormai non serva a molto scandalizzarsi: il problema non è solo Renzi”.

E quindi sarebbe, ed è aggiungiamo noi, di volta in volta, Berlusconi, Monti, Renzi e quanti, in barba alle leggi ed alle procedure vigenti, sacrificano, di volta in volta, un pezzo di democrazia. Fino a quando per la vitalità della stessa non serve più neanche lo scandalo … e di scandali in questi anni ne abbiamo visti fin troppi tra comuni, province, regioni e governi nazionali. Anche mio malgrado, insisto; ma tutto è iniziato con l’introduzione della vigente normativa che fa riferimento sia alla cosiddetta legge dei sindaci che alla riforma del titolo V della Costituzione, misure che di fatto hanno ridotto la democrazia ad “enclavi” di potere.

Oggi, nell’era della comunicazione tecnologica avanzata, l’enciclopedia libera di wikipedia al termine enclave reca: “In geografia politica, un’enclave è una regione interamente compresa all’interno di uno stato, che però appartiene ed è governata da un altro Paese”. E comunque, riprendendo e proseguendo nella nostra riflessione, il termine anglosassone maggiormente in uso di lobby può in effetti servire ancora meglio a rappresentare l’azione politica di un gruppo di pressione esercitata su un lembo periferico di territorio quasi sempre in autonomia rispetto a quanto accade in altri lembi periferici di territorio o al centro geografico del paese.

Negli ultimi anni, la magistratura sembra abbia svolto nel nostro paese anche un ruolo di supplenza della politica. Non è bastato cioè solo reprimere gli scandali, ultimamente si è reso di fatto anche necessario intervenire per il ripristino delle condizioni minime di legalità democratica: legge elettorale, situazione delle carceri, stati d’insolvenza di enti e imprese, doppi incarichi e quant’altro di simile.

Se lo scandalo non è più utile alla democrazia, gli antichi greci insegnano che forse esiste ancora una possibilità: il disprezzo! A tale proposito, direi che vale la pena leggere ancora una volta cosa riporta wikipedia, in un passaggio dell’intero testo, alla voce “Politica”: “… Il termine Tiranno indicava colui che si impossessava illegalmente del potere. Nell’antica Grecia non aveva il significato spregiativo attuale ma indicava solamente l'”illegalità” del potere”.

(I Confronti – Le Cronache del Salernitano)

 

redazioneIconfronti

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