Nel paese di Munchausen

Nel paese di Munchausen
di Angelo Giubileo
Angelo Giubileo
Angelo Giubileo

Il barone, nella realtà, era un militare tedesco noto per le sue iperboli fantastiche; tali che l’autore, un certo Raspe, ne fece il protagonista di un suo romanzo, dal titolo Le avventure del barone di Munchausen. Nel più celebrato dei racconti, si narra che il barone riuscì a tirarsi su e fuori dalle sabbie mobili afferrandosi ai propri capelli.

Nella penisola italica, il titolo di barone ha rappresentato per una storia più che millenaria il massimo grado della nobiltà feudale nelle aree delimitate del potere. Il titolo, nel secolo scorso, è stato traslato in appellativo metaforico per la categoria dei docenti universitari, con il significato di chi, all’interno dei luoghi delimitati del sapere, esercita il proprio ruolo e la propria funzione abusando del potere ancora attribuito.

E tuttavia, i baroni non hanno mai abbandonato il campo, invadente e pervasivo in Italia, della politica. Come il principe di Salina, prendono parte al mito (nel senso meno nobile del termine, che qui sta per favola o leggenda) del cambiamento, perché, come gli fa dire l’autore Tommasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Il detto, richiamato all’unisono, nell’esperienza italica più recente, dalla dimostrazione postfattuale del motto renziano originario viceversa della rottamazione.

Ex leader ancora tentati dalla scena
Ex leader ancora tentati dalla scena
Ex leader politici ancora tentati dalla scena
Ex leader politici ancora tentati dalla scena

Tanto per fare solo alcuni nomi, dove sono i D’Alema, i Prodi, i Veltroni,? Dove i Bossi, i Casini, i Fini? Sempre lì, a occupare il teatro della politica. In vesti di guest star, ovvero personaggi protagonisti del passato comunque anche oggi interpreti di ruoli più o meno secondari. Ma tutti partecipi di una recita a soggetto, di pirandelliana memoria, forse non a caso siciliano anch’egli.

Brevemente, nel testo della commedia si narra della discussione tra il regista di mentalità tedesca e gli attori di una novella dell’autore (Leonora, addio!). La controversia è relativa al fatto se, come vorrebbero gli attori, sia o no opportuno che essi stessi recitino liberamente prescindendo da una preordinata rappresentazione di quadri e scene come vorrebbe viceversa il regista. Le vicende, non previste, che accadono in scena e sono narrate nel racconto, dimostrano – a giudizio del regista – “che il teatro è spettacolo esteriore e gli attori devono recitare secondo un preciso copione mantenendo sempre separato il loro ruolo scenico dalla loro stessa interiorità” (wikipedia).

Con l’aggiunta dei nuovi protagonisti, tanto per fare solo alcuni nomi, è anche questo il caso dei Renzi e dei Grillo, laddove non c’è dubbio che sulla scena permangono attivi i Bersani e soprattutto i Berlusconi & i Verdini. Questi ultimi, allo stesso tempo, ma in tempi diversi di presunto cambiamento, sia attori primari che secondari. Una sorta di baroni di Munchausen afferrati ai propri capelli.

Nel paese delle favole, speriamo pur sempre ancora per poco …

In copertina, Prodi e D’Alema ai tempi del loro potere

redazioneIconfronti

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