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Nel Pd il solito gioco del chi sta con chi: nomi e alleanze

Nel Pd il solito gioco del chi sta con chi: nomi e alleanze

Non c’è ancora una data certa, le regole sono (pare) in via di definizione, il dibattito è serratissimo. PerĂ , in vista delle primarie, è ormai sempre piĂą tempo di scelte. Ogni giorno che passa, infatti, si vanno definendo gli schieramenti in campo. Dietro ai candidati principali, Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi (foto), i rispettivi “eserciti” stanno prendendo forma con maggiore chiarezza. I sostenitori del segretario democratico sono quelli che si sono dichiarati prima e con nettezza: dai big del partito, come Dario Franceschini, Anna Finocchiaro, Massimo D’Alema, Enrico Letta, Rosy Bindi, fino ai Giovani turchi di Matteo Orfini e Stefano Fassina; da un “pacchetto” di amministratori locali e governatori guidati dal presidente delle Regioni Vasco Errani a una serie di dirigenti locali intorno ai trent’anni per arrivare ai quarantenni della segreteria. Per Renzi il discorso è diverso. La sua candidatura, per scelta, all’inizio è stata rivolta piĂą al territorio. Con l’avvio del “tour” del camper, la definizione del programma (e fisiologicamente l’avvicinarsi del voto) intorno al “rottamatore” si stanno coagulando anche dirigenti nazionali, parlamentari e quindi qualche nome piĂą in vista nelle cronache nazionali. Da questo punto di vista, il gruppo piĂą noto sembrerebbe essere quello dei “montiani”, i firmatari dell’appello per l’agenda Monti. L’area ieri è formalmente venuta allo scoperto in una iniziativa al Tempio di Adriano, dove erano presenti i deputati e i senatori che in estate avevano invocato un impegno formale del Pd sull’agenda Monti. L’argomento primarie, però, è stato maneggiato con cura (anche e soprattutto alla luce del “io ci sono” di Monti). Se nei giorni precedenti veniva annunciata una presa di posizione chiara pro Renzi, non sono mancate le sfumature. I promotori dell’iniziativa (tanti i veltroniani) sono Alessandro Maran, Antonello Cabras, Claudia Mancina, Giorgio Tonini, Enrico Morando, Magda Negri, Marco Follini, Marilena Adamo, Paolo Gentiloni, Paolo Giaretta, Pietro Ichino, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Umberto Ranieri e Vinicio Peluffo. L’area ha interessato anche Ermete Realacci e Umberto Ranieri. Tra questi alcuni, come Ichino (“oggi voterei per Renzi”), Vassalo o Ceccanti sono piĂą esplicitamente “rottamatori”. Altri, come Morando (“oggi Renzi è il piĂą vicino alle nostre condizioni, ma si vedrà”) sono piĂą articolati. Il gruppo dei “montiani” conta però alcune chiare eccezioni. Come quella di Marco Follini, che ha reso noto il suo “endorsement” per Bersani. Sempre restando a palazzo Madama, è invece di qualche giorno fa l’outing degli “ecodem” Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: sono con Renzi.
Ancora al Senato si dovrebbe invece contare su una delle poche “defezioni” tra i parlamentari ex popolari che ultimamente si sono nuovamente stretti attorno a Beppe Fioroni: quella di Daniele Bosone, che viene dato vicino ai rottamatori. A Montecitorio, invece, c’è la pattuglia di “renziani” della prima ora formata da Roberto Giachetti, Andrea Sarubbi e Mario Adinolfi. Lo stesso dicasi a palazzo Madama per Andrea Marcucci. Il ‘rottamatore’ ha fatto proseliti anche nell’area degli ulivisti, almeno a giudicare dalla presenza di due deputati come Mario Barbi e Fausto Recchia alla tappa romana del tour “Adesso” di qualche giorno fa all’Auditorium della Conciliazione. E, a proposito di Ulivo, per la cronaca Arturo Parisi ha annunciato, come unica certezza, che “non” voterĂ  Pier Luigi Bersani. Continua, tra gli altri, a farsi notare per le sue scelte la giovane deputata campana Pina Picierno, franceschiniana della prima ora, che si dichiara decisamente pro Bersani ma riempie di complimenti Renzi. Chi, invece, sostiene apertamente il sindaco è il vice presidente dell’Assemblea del Pd Ivan Scalfarotto. A Verona, per la prima di Renzi, era presente il presidente dell’Anci Graziano Del Rio. Sponsor del sindaco è il presidente del consiglio regionale dell’Emilia Matteo Richetti.
Da un altro orizzonte è arrivato, invece, il sostegno a Renzi di Lino Paganelli, lo storico responsabile delle feste dell’UnitĂ  prima e delle feste democratiche adesso. Non sono mancati ‘smottamenti’ anche a livello di apparato, come è accaduto con la scelta pro sindaco di Firenze di Domenico Petrolo, giovane dirigente giĂ  collaboratore di Veltroni e ora alla Cultura e informazione del partito, e di Gabriele De Giorgi, al fianco di diversi parlamentari democratici (ultimo Arturo Parisi) e giĂą responsabile dell’ultimo referendum elettorale. Ma è soprattutto a livello locale che la scelta tra Bersani e Renzi accende le discussioni piĂą accese. E’ successo, con relative polemiche, quando gli 11 segretari dell’Emilia si sono schierati con Bersani e il coordinatore della campagna di Renzi, Roberto Reggi, ha scomodato Ceaucescu. La scelta emiliana, però, ha fatto proseliti perchĂ© lo stesso hanno fatto i 12 segretari della Lombardia: con Bersani. Sempre tra i lombardi c’è stata una decisa diaspora a cominciare dal vice segretario Alessandro Alfieri, fino a ieri lettiano e ora con Renzi. Con lui il sindaco di Lodi Lorenzo Guerini (di Area dem) e altri esponenti del partito di area ex Ds prima vicini a Filippo Penati come l’ex tesoriere del partito in cittĂ  Gabriele Messina. Il tempo per i posizionamenti, comunque, c’è ancora tutto. E nei due mesi che mancano alle primarie, magari, si riuscirĂ  anche a capire qualcosina in piĂą sui neutrali, dubbiosi o ‘silenziosi’. A partire dai piĂą illustri come Walter Veltroni e Romano Prodi, sulle cui scelte fino ad ora nulla è dato ufficialmente sapere.

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