Lun. Ago 19th, 2019

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Nel Pdl regna il caos, Berlusconi affossa la legge elettorale?

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Il Cavaliere non rinuncia all’idea di presentare un suo progetto politico

Se il vertice tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano non è servito a sbrogliare i nodi sul futuro del Pdl, almeno un risultato lo ha ottenuto e cioè mettere in evidenza le distanze tra il segretario e il Cavaliere. Nel partito continua a regnare il caos e la battaglia annunciata sull’election day non placa i malumori di quanti non ne possono più dei continui “tira e molla” tra l’ex capo del governo ed il segretario pidiellino. Ogni decisione per il momento è sospesa, l’ufficio di presidenza annunciato la scorsa settimana al momento è senza data ufficiale così come restano tutti da confermare gli appuntamenti di Berlusconi. L’ex capo del governo dovrebbe presentare mercoledì l’ultimo libro di Bruno Vespa, ma il condizionale è d’obbligo. Se infatti il Cavaliere non ha ancora confermato la sua presenza, restano da capire modi e tempi di eventuali annunci. Questo perché, spiega chi ha avuto modo di sentirlo, l’ex capo del governo non ha ancora del tutto chiare le idee. Che Berlusconi non rinunci all’idea di presentare un suo progetto politico ormai è cosa nota e lo stesso Cavaliere lo ha messo in chiaro anche nel corso del summit con Alfano. E la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie non fa altro che rafforzare questa idea. La vittoria di Bersani – sarebbe il ragionamento – dimostrerebbe che la sinistra non è pronta ai cambiamenti. Il Cavaliere non ha mai fatto mistero di apprezzare Matteo Renzi, ma l’affermazione del leader del Pd gli consente – ne è convinto – di poter giocare ad armi pari in un eventuale competizione elettorale: Bersani è in politica da prima di me – osserva – la sinistra con lui non potrà giocare la carta del rinnovamento. Ma a frenare momentaneamente le mosse dell’ex capo del governo è l’incognita della legge elettorale. Berlusconi insiste perché resti il “Porcellum” e – raccontano dal Pdl – avrebbe dato mandato ai suoi di procedere al massimo all’approvazione di una riforma in Senato per poi bloccarla alla Camera. L’indecisione dell’ex capo del governo però non impedisce ad Alfano di procedere per la sua strada. In pochissimi credono che il 16 dicembre possano svolgersi le primarie: i tempi per organizzarle ormai non ci sono, hanno spiegato i dirigenti pidiellini al segretario, semmai resta in piedi l’ipotesi di rinviarle anche se con l’election day a febbraio l’idea di una consultazione popolare non starebbe più in piedi. Primarie a parte però, Alfano continua a tenere il punto mettendo bene in chiaro di voler lavorare al rinnovamento del partito senza scissioni. Concetto ribadito al Cavaliere ieri nel corso dell’incontro ad Arcore ed oggi in un messaggio scritto per un convegno organizzato da Carlo Giovanardi in cui il segretario chiede che non sia diviso «ciò che è stato faticosamente unito» perché il rischio è la «condanna di tutti alla irrilevanza». Un avvertimento reso ancora più necessario, secondo l’ex Guardasigilli, dalla prova che hanno saputo fornire il Pd e i suoi alleati con le primarie: «La sinistra – mette in chiaro Alfano – ha saputo rilanciarsi dialogando con il suo elettorato».

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