Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Cronache da Elsinore » Nel segno di Kantor

Nel segno di Kantor

Nel segno di Kantor
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Il regista Pasquale De Cristofaro

Il 6 aprile del 1915 a Wielopole (Polonia) nasceva, nel pieno della prima guerra mondiale, Tadeusz Kantor. È stato un protagonista assoluto della sperimentazione e della ricerca artistica del Novecento. Avrebbe compiuto cento anni, pochi giorni addietro. Ricordarlo, può essere utile soprattutto per i più giovani che non hanno avuto la fortuna, per ragioni anagrafiche, di conoscere e amare le sue opere che hanno rappresentato, nei vari campi, esperienze tra le più intense e discusse del secolo appena passato. Pur partendo dalle arti visive ha saputo, sulla scia dei maggiori sperimentatori e avanguardisti, sconfinare nelle arti attigue, passando con grande naturalezza allo spazio della scena performativa, e diventando in breve tempo uno tra i più grandi uomini di teatro contemporaneo. I suoi spettacoli hanno emozionato e condizionato non solo le platee di mezzo mondo ma, soprattutto, intere generazioni di teatranti. I motivi più ossessivi e che ha maggiormente declinato sono stati la “morte” e la  “memoria”. Kantor si è fatto carico della profonda crisi in cui è precipitato l’uomo del “secolo breve”, lasciato solo davanti al vuoto di ogni possibile prospettiva. Della sua fragilità, dello smarrirsi di fronte agli orrori di guerre devastanti che lo hanno reso più vulnerabile e preda di ideologie disumane e sanguinarie, il maestro polacco ne è stato un sismografo attento e implacabile.  Intendeva la scena come lo spazio più adatto a riportare in primo piano gli “scomparsi”, in una sorta di rito di riparazione. Una “scena funebre” e antipsicologica, politica in senso alto e non didascalico; senza riferimenti precisi a tradizioni antecedenti, e senza maestri. Una scena astratta, più vicina alla ripetitività circense e all’happening tipico di quegli anni. Da queste pochissime suggestioni è certamente possibile rilevare quanto oggi sia necessario, per quanti fanno teatro, di recuperarne, attraverso studi, video dei suoi spettacoli e memorie varie, tutta l’enorme ricchezza della sua irripetibile arte. Noi, più anziani, ne abbiamo ancora gli occhi pieni di un’indelebile memoria. E la memoria di uno spettatore non è cosa da niente. Il teatro, infatti, è un’esperienza relazionale tra le più esclusive, non si può far finta di non capire quanto uno spettacolo possa radicalmente condizionare lo spettatore e cambiarlo nel profondo. Il teatro, quando è efficace, è spesso un furioso corpo a corpo tra attori e spettatori. Quello di Kantor lo è stato sempre. Negli ultimi anni della sua vita (è morto a Cracovia nel 1990) il maestro polacco è stato molto presente sulle scene italiane. Memorabili sono rimaste alcune serate d’eccezione vissute presso il Teatro A di Mercato San Severino che ospitò alcuni dei suoi spettacoli. Furono, quelle, serate d’incanto e piene di utopie. Grazie mastro Tadeusz.

 

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3398

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto