Mar. Lug 16th, 2019

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Nel tunnel del lavoro che manca, aumentano precarietà e disagi

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“Area del disagio” in crescita: 21% in più rispetto al 2008. Un miraggio il lavoro stabile

Oltre 4 milioni di lavoratori nel 2012 si trovano nella cosiddetta “area del disagio”. È il popolo dei dipendenti a tempo determinato e occupati stabilmente con dei contratti part-time non per scelta ma semplicemente perché, nella incessante ricerca del lavoro, non hanno trovato di meglio.
I dati emergono da una ricerca Ires (Istituto ricerche economiche e sociali) Cgil su dati Istat riferiti al primo semestre.
Sempre in base ai dati che emergono dalla ricerca, le persone che si trovano nella cosiddetta “area del disagio” sarebbero in aumento del 21,4% rispetto al 2008. Rispetto al primo semestre 2008, oggi l’occupazione è notevolmente calata in valori assoluti, passando da 23 milioni 376 mila a 22 milioni 919 mila (-456 mila, pari a -2%), nonostante il numero delle persone in età di lavoro sia aumentata di circa 500mila unità.
Secondo lo studio Ires chi è occupato lavora meno di quanto vorrebbe e in condizioni diverse da quelle auspicate. I dipendenti a tempo pieno e indeterminato calano del 4,2% e gli autonomi del 6,1%.
Aumentano invece i lavori involontari, quelli che si è costretti ad accettare: nel 2012 solo il 17,2% delle nuove assunzioni è a tempo indeterminato.
«Meno lavoro, peggioramento delle condizioni e diminuzione delle ore lavorate sono la realtà che emerge dall’indagine» – commentano il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni e il segretario nazionale della Cgil, con delega sul mercato del lavoro, Serena Sorrentino.
«Un dato molto grave – aggiungono – che mette fine alla propaganda sulla cosiddetta scelta personale dei lavoratori è che il 93,2% dei lavoratori a termine e dei collaboratori dichiara che vorrebbe un lavoro stabile, mentre come è ovvio tutti i part time involontari vorrebbero un tempo pieno. All’area del mancato lavoro (disoccupati, scoraggiati e cassaintegrati) si aggiunge, quindi, quella del disagio nel lavoro. Un bacino enorme di persone, una fotografia purtroppo realistica e drammatica della realtà» – affermano ancora Fammoni e Sorrentino. Secondo i sindacalisti, questo quadro «è sicuramente determinato dalla crisi, ma anche e in modo evidente dalle scelte sbagliate fatte per contrastarla che producono effetti insopportabilmente negativi sull’occupazione. E’ la conferma, basata su dati di fatto, di un giudizio severo e negativo sull’operato del governo».
«La legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro – precisano -, in particolare su precarietà ed ammortizzatori sociali, è del tutto inadeguata ed ancor più paradossale appare il taglio che si annuncia nella legge di stabilità degli ammortizzatori sociali: due fattori che aumenteranno ulteriormente quest’area di disagio. A questi milioni di persone – concludono – si continua a dire che la prospettiva di essere travolti dalla crisi si è allontanata, che il peggio e’ passato, ma non è così. È evidente che il lavoro è il principale fattore da affrontare in modo positivo e credibile e che per uscire dalla crisi occorre uno straordinario piano del lavoro».
(b. r.)

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