Lun. Set 16th, 2019

I Confronti

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Nella città del boom diseredati, il pranzo della Vigilia per i poveri

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Mille ospiti nella Galleria Principe di Napoli per un forte messaggio di speranza
di Gianmaria Roberti

Valerio è ucraino, vive da 6 anni a Napoli, fa il giardiniere, ma cammina con le stampelle, dopo un’operazione ad una gamba, e non può lavorare. Accanto gli siede Gennaro, napoletano di mezza età, si arrangia con lavori di pulizia e pittura. Ma “sono 4 anni che si fa poco e niente”. C’entra la crisi. Ma forse è anche “colpa loro”, degli “stranieri”, dice indicando Valerio. “Non sono razzista – premette l’italiano -, ma ce ne sono troppi e si fanno pagare poco, quindi noi andiamo in difficoltà”. Dieci, cento, mille storie come queste, tra rassegnazione, insofferenza e marginalità, al “pranzo della Vigilia” voluto dalla Camera di Commercio di Napoli. Mille come gli ospiti di quest’appuntamento benefico per i poveri, giunto alla XVII edizione, nell’ottocentesca Galleria Principe di Napoli. Dove svettano i festoni, domina il colore rosso, e gli altoparlanti suonano a tutto volume White Christmas e Blue Moon. Indigenti di vecchia data, e nuovi poveri appena catapultati nell’oltremondo degli squattrinati, passando la soglia in cui smetti di essere persona e diventi un invisibile. “Facevo le pulizie a ore nelle case, ma diventa sempre più difficile – racconta Gabriella, polacca – perché adesso anche molte donne di Napoli lavorano così”. Sono ucraini, polacchi, rumeni, cingalesi, africani, lo zoccolo duro dei diseredati, presenza fissa al pranzo della vigilia. Ma aumentano sempre più gli italiani, con una progressione geometrica. E la crisi li mette in competizione con gli stranieri. È l’ennesima riedizione della guerra tra poveri. Anche se stavolta siedono tutti fraternamente vicini, mentre gli oltre 200 volontari, ciascuno col cappello di Santa Klaus, gli servono mozzarella e prosciutto per antipasto, pennette alla Maria Carolina, frittura di gamberi e calamari, rollè di tacchini con patate al forno e broccoli di Natale. Tutti composti a tavola gli ospiti, qualcuno scherza, c’è chi sfoglia il giornale. Per cucinare gli oltre mille pasti ci sono voluti due giorni interi. “Un piccolo gesto in un giorno speciale – dice al microfono Maurizio Maddaloni, presidente dell’ente camerale – il segno dell’impegno del sistema delle imprese a favore dei più deboli di questa città”. Una cerimonia simbolica, in una Napoli sempre più povera. “Nei momenti di crisi si devono mettere insieme pubblico e privato per tendere la mano a chi è in difficoltà” afferma il sindaco de Magistris, che riscopre il fascino dell’economia mista e accantona, per ora, il neokeynesismo da rivoluzione arancione, di fronte all’onda anomala della povertà. Fuori ai cancelli c’è una lunga coda. Non tutti riescono a entrare al primo giro, ma ci sarà posto per ognuno di loro. All’apertura del varco, in tanti corrono per paura di restare senza cibo, abituati alle batoste. Ma almeno per un giorno la storia sarà diversa.

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