Nella storia dell’uomo c’è una luce da seguire

Nella storia dell’uomo c’è una luce da seguire
di Michele Santangelo

XXXIIIDurante questo anno liturgico che volge al termine, nel cammino di fede che abbiamo compiuto siamo stati accompagnati passo passo dal vangelo di Marco che ci ha invitato a seguire Gesù che insegna, guarisce, si incontra con la gente più varia la quale esprime nei suoi confronti, di volta in volta, una grande varietà di atteggiamenti: alcune volte è osannato, altre volte criticato, altre volte addirittura avversato. Il brano che viene proposto in questa XXXIII domenica del tempo ordinario ci parla delle cose ultime e lo fa riportando un discorso di Gesù che, per questo, è chiamato escatologico. In esso sono contenute espressioni dal tono apocalittico, profezie annuncianti catastrofi più o meno vicine, messaggi di tragedie e quant’altro: “… il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Alla luce di quanto è successo ultimamente, potremmo aggiungere che veramente sull’orizzonte dell’umanità si addensano nubi nere, specialmente se pensiamo all’esclamazione di papa Francesco il quale con tono veramente preoccupato ha detto: “Stiamo vivendo un pezzo di terza guerra mondiale”. E ci si interroga sul senso di quanto sta accadendo, se sia comprensibile che a fronte di un livello di progresso eccezionale raggiunto dagli uomini in tutti i campi, tanti siano capaci di esprimere ancora odio e desiderio di distruzione verso altri uomini. Di fronte a tanto: libri sacri da un lato, avvenimenti reali dall’altro, si è proprio tentati di accordare credito a certi gruppi religiosi, come i testimoni di Geova, che annunciano che la fine del mondo è veramente vicina. Ma i cristiani non si lasciano rubare la speranza. Il discorso escatologico di Gesù, paradossalmente è un messaggio di incoraggiamento e di consolazione. L’affermazione deriva dal fatto che Dio è fedele e il Figlio dell’uomo trionferà sul male, sulla morte. Nonostante le tante e dure opposizioni, le molte sofferenze, egli radunerà intorno a sé, da ogni angolo della terra tutti i suoi amici e la loro gioia sarà senza fine. Le immagini e i simboli usati nel vangelo e la loro fine catastrofica vanno inquadrati nel contesto delle credenze ebraiche che volevano indicare con i termini astri, stelle, il sole, la luna, le divinità nelle quali anche il popolo ebraico aveva creduto nei primordi della sua storia. La fede nell’unico Dio era il traguardo raggiunto alla fine di un processo di purificazione durato secoli. Poi con la definitiva affermazione del messaggio del vangelo di Gesù, tutte le antiche credenze giudaiche scompariranno definitivamente e altrettanto definitiva sarà l’affermazione del regno di Dio. Certo è pur vero che si tratta di un cammino niente affatto semplice, la grande tribolazione è sempre in agguato, ma non si può abbandonare la speranza, né smettere di essere vigilanti ed operosi. D’altra parte l’umanità già gode del dono della presenza di Dio nella storia attraverso la venuta del suo Figlio ed è protesa verso il non ancora della definitiva affermazione. E questa attuale presenza è una garanzia, perché si tratta pur sempre di una presenza di “Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre”, dice l’apostolo Giovanni nell’Apocalisse. Tra questi due estremi, tra il già della prima venuta del figlio dell’uomo e il non ancora del trionfo totale, quando finalmente la giustizia trionferà, si svolge tutta la storia dell’uomo e l’epilogo sarà la totale salvezza dell’umanità, in quanto nessuna goccia del sangue di Cristo può essere stata versata invano.

 

redazioneIconfronti

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