Nelle ceneri la storia della salvezza dell’uomo

Nelle ceneri la storia della salvezza dell’uomo
di Michele Santangelo

ceneriCon il Mercoledì delle Ceneri ha avuto inizio, nel calendario liturgico della Chiesa cattolica, un altro dei tempi cosiddetti forti, la Quaresima; in essa viene richiamata l’attenzione dei credenti affinché si preparino a celebrare degnamente con la Pasqua il grande mistero della morte e risurrezione di Cristo, che il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce “verità culminante della nostra fede”; che fonda la speranza dei cristiani e fa in modo che essi non credano inutilmente: S. Paolo afferma: “se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”. Il semplice e coinvolgente rito della imposizione delle ceneri sulla testa dei fedeli, accompagnata dalle parole: “Convertitevi e credete al Vangelo” dà, in qualche modo, il LA del significato profondo di tutto il tempo quaresimale.
Fino a non molti anni fa, al gesto della imposizione delle ceneri il sacerdote avvertiva: “Ricordati che sei polvere ed in polvere ritornerai”. Si voleva, in questo modo, dare maggiore risalto al significato più diretto delle ceneri: quello della fragile e debole condizione dell’uomo e come segno esterno di colui che si pente del proprio agire cattivo e decide di ravvedersi ed orientare la propria vita verso il Signore. Queste connotazioni sono presenti soprattutto nella riflessione biblica del Vecchio Testamento, ma anche nell’uso della Chiesa fin dall’antichità. È a tutti noto ciò che il papa Gregorio VII, nella seconda metà del sec XI impose all’imperatore Enrico IV, costretto, quest’ultimo, a sostare per tre giorni e tre notti, vestito di sacco e col capo cosparso di cenere, davanti al Castello di Canossa dove si trovava il papa, prima di essere ricevuto ed implorare la revoca della scomunica. Fu vero pentimento? Stando a quanto successe in seguito nei rapporti tra papa e imperatore sembra proprio di no.
La formula attuale esprime meglio l’aspetto positivo della Quaresima. Al cristiano non viene richiesto solamente di osservare alcune prescrizioni esteriori che simboleggiano il carattere penitenziale, reso visibile dal colore viola dei paramenti, l’assenza dei fiori sull’altare, l’omissione del Gloria e dell’Alleluia durante la liturgia e l’astinenza dal consumo di carne il venerdì, ma di conseguire soprattutto un profondo rinnovamento dello spirito. È ciò che è richiesto dall’espressione “Convertitevi e credete al Vangelo”. È, anche, in sintesi, il percorso proposto dalla Chiesa per tutto questo tempo quaresimale. Ed è un percorso suggerito a tutti, per cui sarebbe un grave errore immaginare che sia un discorso per preti e suore. Faranno da guida in questo cammino i brani di sacra scrittura proposti nella liturgia domenicale.
In questa prima domenica di Quaresima, nella prima e nella terza lettura, tratte rispettivamente dal libro della Genesi e dal Vangelo di Matteo, si ha l’alfa e l’omega, il principio e la fine, della storia della salvezza dell’uomo. Due gli scenari che si offrono: nel primo il giardino dell’Eden, dove tutto è bello da vedere, buono da mangiare; nel secondo, il deserto, la solitudine, l’assenza perfino di elementi come il cibo e l’acqua, base per l’esistenza. I protagonisti son tre: Dio, l’uomo, Satana.
L’elemento che si adopera per la separazione, per la divisione, per la rottura dell’armonia è lui, Satana, il male, che è contro Dio e contro l’uomo. Così egli prospetta all’uomo la possibilità di poter fare a meno di Dio o addirittura di diventare come Lui, superando tutti i limiti che gli sono propri. Da questa seduzione del cuore nasce l’atto concreto del peccato e così egli si accorge di essere nudo, cioè fragile, limitato. Ma l’amore di Dio è infinito ed è pronto il suo progetto di salvezza per l’uomo che si è perduto. Nella terza lettura, i protagonisti sono sempre due, Gesù, figlio di Dio ma anche uomo e come tale nuovo Adamo, e Satana. Costui, ci racconta Matteo, si presenta a Gesù, che da quaranta giorni digiunava nel deserto e, immaginando di trovarlo per questo debilitato nel corpo e nello spirito, mette in atto la sua opera disgregatrice, per annullare, questa volta, l’opera risanante e riequilibratrice di Gesù, inviato dal Padre per ridare all’uomo la condizione di figliolanza perduta. Ma Gesù non cambia le pietre in pane perché la vita non procede per miracoli, ma attraverso l’impegno quotidiano; non si butta dal pinnacolo del tempio perché la vita non è spettacolo, ma sacrificio e condivisione; non adora il diavolo, perché è scritto: “ Adora il Signore Dio tuo e solo a Lui servirai”.
La Quaresima ci deve guidare verso il recupero delle scelte battesimali, delle scelte che Cristo stesso, con la vita e l’insegnamento ci ha indicato, in un cammino nel quale tutta la Chiesa è coinvolta, in modo che ogni cristiano con il suo quotidiano impegno collabori a rendere questo mondo meno vittima del peccato, liberandolo dalla schiavitù di idoli, come il denaro, la ricchezza, il successo, l’arrivismo, lo spirito di prevaricazione, che avvelenano l’esistenza e impediscono di assaporare la gioia luminosa della liberazione portata dalla Risurrezione di Cristo.

redazioneIconfronti

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