Nelle geometrie spezzate la bellezza delle opere di Ugo Marano

Nelle geometrie spezzate la bellezza delle opere di Ugo Marano

Con questo articolo, il professor Rino Mele dà inizio alla sua collaborazione a I Confronti: ne siamo felici per lo straordinario arricchimento che ne deriverà alla nostra proposta culturale e informativa.

di Rino Mele
Foto: corrieredelmezzogiorno.corriere.it

“Sette fili d’erba per dieci aiuole”: è la prima delle quarantaquattro proposizioni che formano il testo con cui Ugo Marano chiude, nel 1983, la seconda Festa delle idee, a Capriglia nella sua bella casa, l’atrio di erbe e lastroni, i loggiati, le stanze che sembravano voliere, i balconi alti sempre aperti, voraci di dialogo col vento. In quest’incipit dell’erba e delle aiuole c’è già molto di Ugo, il suo gusto estremo per l’asimmetria, lo sconcerto, il gioco a meravigliare e a stabilire nuove equazioni del reale. Un senso aristocratico della vita: “sette fili d’erba per dieci aiuole”. Aiuola significa (per sineddoche) tutta la terra: ricordate Dante nel Paradiso, mentre sale al cielo delle stelle fisse? Ormai ha attraversato i sette sferici cieli, trasparenti, traslucidi (“le sette spere”), ha visto i beati disposti secondo i loro meriti, la generosa grazia di Dio e, sollecitato da Beatrice, guarda in basso per meravigliarsi del nostro mondo lontano (“e vidi questo globo”), poi qualche verso dopo, in una sintesi estrema, lo chiama aiuola “aiuola che ci fa tanto feroci”). C’è tanta libertà in Ugo Marano, che è difficile da pensare: scolpiva, disegnava, si muoveva su una compiuta scena con la naturalezza del contrario: il brutto diventava bello, il bello una sdolcinatura che evitava, il grido di un gabbiano era un canto, separato nelle note, per una donna ancora da sognare. Tutto è quello che noi vogliamo diventi, era la poetica e la magia del nostro Ugo Mandrake. Non so se avesse letto la frase di Matisse che sto per leggervi ma sono sicuro che gli sarebbe piaciuta moltissimo: “Il filo a piombo, impiegato per determinare la direzione verticale forma, col suo contrario, l’orizzontale, la bussola del disegnatore”. Il punto sacro di ogni prospettiva è l’occhio dell’uomo ma l’artista sa farlo da posizioni improbabili, anche correndo a testa in giù, coi piedi  che spingono più in alto il cielo: creando punti di fuga solo da lui previsti, visionarie immagini. Chi tenta quest’impossibile cammino senza averne le ali, precipita, gli altri (pochi) continuano a meravigliare.

redazioneIconfronti

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