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Nelle opere va testimoniato Gesù

Nelle opere va testimoniato Gesù
di Michele Santangelo

dscf2392A ben riflettere e con il cuore e la mente liberi da pregiudizi e da valutazioni precostituite, si deve riconoscere che la lettura delle sacre scritture che la Chiesa, con premura materna, ogni domenica propone ai suoi fedeli offre una lezione di vita pratica spendibile poi quotidianamente in ogni occasione. Ed è una vera benedizione, oltre che una grazia di Dio che concilia il cammino di ogni uomo verso la salvezza, poter disporre di una vera e propria messe di indicazioni disinteressate per poter arricchire il nostro quotidiano, spesso grigio, abitudinario, privo di entusiasmo e di motivazioni profonde, di un valore aggiunto, quello della coscienza di fare in ogni momento la volontà di Dio, capace di dare significato perfino alla sofferenza e al dolore, che in un’ottica puramente umana e terrena, possono solamente aumentare la tristezza e spingere perfino verso la disperazione. Non è difficile pensare che questo tipo di pensieri non aveva trovato ospitalità in tutte quelle persone che, domenica scorsa a Salerno, tanto per parlare di qualcosa che tocca da vicino i probabili lettori di Iconfronti e de Le Cronache del Salernitano, hanno voluto, con i loro comportamenti irresponsabili e per niente civili, in nome di un malinteso rispetto della tradizione, svuotare di ogni significato religioso e di testimonianza cristiana, un’azione in se stessa sacra perché di culto. Sembrano cadere molto a proposito i versetti dei brani biblici che ascoltiamo nella liturgia di questa XXVI domenica del tempo ordinario. Con grande senso pratico, S. Paolo avverte: “Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”. Un’esortazione, quella dell’Apostolo, rivolta a tutti e valida sempre, tanto più se ciò che si sta facendo ha lo scopo di essere una testimonianza di fede, sia pure con le caratteristiche di genuina devozione popolare. Intendiamoci, il rischio di ridurre la nostra fede ad una serie di pratiche di culto, che obbediscono solo alla logica dell’apparire e non dell’essere è sempre presente in mezzo al popolo cristiano, come capita quando ci si sente appagati per aver partecipato ad una processione e poi il cuore è lontano da Dio. Il brano di vangelo di Matteo serve a stigmatizzare proprio l’inesorabile condanna di un cristianesimo come dire “declamatorio”, fatto di  parole, di formule, di buone intenzioni proclamate e non tradotte nella pratica, così come il “sì” del primo figlio  della parabola, il quale risponde subito sì all’invito del padre di andare a lavorare nella vigna, ma a quel “sì” non fa seguire poi l’azione concreta, a differenza del secondo figlio che in un primo momento risponde “no” all’invito, ma poi preso da pentimento si reca al lavoro.  Chi veramente tra i due ha compiuto la volontà del Padre? Anche i farisei, maestri dell’apparire, non possono che rispondere a Gesù: “l’ultimo”, cioè quello che là per là aveva opposto un netto rifiuto. Viene in mente che già in un’altra occasione, nel discorso della montagna, Gesù aveva detto: “Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”. Quella di fare la volontà di Dio è una possibilità aperta a tutti perché a tutti è data l’opportunità di ascoltare la Parola e prestarle fede attraverso l’ascolto di coloro che la propongono con la dovuta autorevolezza, specialmente se poi tale autorevolezza si basa, oltre che su doti personali anche sulla speciale Grazia proveniente dal Sacramento in senso stretto. E poi “Ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”, come dire che tutti sono chiamati alla missione dell’annuncio e della testimonianza nella vita e nelle opere, in modo da diventare tutti sacramento, cioè segno, di una presenza viva e continua, quella di Gesù. I pubblicani e le prostitute, che sembravano lontanissimi dalle proposte divine ascoltarono la Parola divina mediata da Giovanni che proponeva la via della giustizia, cioè una conversione autentica, e sono “passati avanti nel Regno di Dio”. Ogni tempo è quello giusto per fare il grande passo.

 

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