Nessuna censura e Saviano lasci in pace Scampia

Nessuna censura e Saviano lasci in pace Scampia
di Davide Cerullo

Saviano parla di censura da parte dell’ottava municipalità e da parte del sindaco di Napoli. Senza voler entrare nelle continue liti tra Saviano e De Magistris, voglio riflettere su questa parola: censura.
Censura vuol dire controllo della comunicazione o di altre forme di libertà (libertà di espressione, di pensiero, di parola) da parte di una autorità. Saviano ha accusato le autorità di voler censurare la fiction che Sky vorrebbe realizzare basandosi sul libro Gomorra, in collaborazione con Saviano stesso, allargandone la prospettiva narrativa. A dirla in breve, una Gomorra a puntate, dove sono previsti personaggi e storie più o meno attinenti alla trama principale del libro, almeno così si lascia intendere. A me la parola “censura” fa venire in mente le dittature che non permettono la pubblicazione di libri, perseguitano gli artisti e chiunque osi lanciare idee o riflessioni anti regime.
Nel caso di Saviano, è vero che l’autorità (l’ottava municipalità e, in modo indiretto, il sindaco) non permette le riprese sul territorio, almeno per ora, ma parlare di censura mi sembra un modo semplicistico di affrontare la questione, che è particolare e Saviano lo dovrebbe sapere bene, se dice di conoscere Scampia.
Prima di tutto la fiction non sarà altro (più fonti lo lasciano intendere) che l’ennesimo figlio di Gomorra, libro che ha già partorito il film e più riduzioni teatrali, oltre ad aver avuto un’eco televisiva immensa. I contenuti di Gomorra quindi sono noti e stranoti, e già ampiamente fanno parte del bagaglio culturale recente della gente. Se Censura c’è stata, quindi, non è su questo punto, che a livello artistico o giornalistico dovrebbe essere il più rilevante. Se c’è stata censura è stata al cattivo gusto, a mio parere.
Cosa aggiunge una fiction ai contenuti già ampiamente cucinati in diversi piatti del libro Gomorra? Sul piatto della bilancia da una parte
c’è Sky, Saviano, i proventi, la pubblictà, la televisione e tutto il carrozzone al seguito, dall’altra, se premettete l’immagine, le scatole piene di molta gente che si ritrova per l’ennesima volta a vedersi rappresentata o come camorrista, o come eternamente rassegnata in un territorio dove si spara e basta, serva del potere camorrista. La solita immagine di Scampia, trita e ritrita che non rende giustizia della sua complessità umana e sociale.
Se censura c’è stata è stata dettata dalla spinta del territorio, della gente onesta e delle associazioni che operano a Scampia che ha gridato BASTA a questa operazione che non sa di nulla, se non di sfruttamento di un’immagine stereotipata e lascia quella eterna sensazione di essere nati nel luogo sbagliato, maledetto e senza via d’uscita. Qui non posso che pensare immediatamente ai bambini e ai ragazzi di Scampia.
Se almeno si facesse una narrazione nuova, non zuccherina, ma che dica qualcosa di nuovo, senza semplificare nulla ma interagendo con la realtà vera! E per favore, sempre per quell’antico valore che è il buongusto, non venite a dire a chi si oppone a questa fiction a Scampia, che lo fa perché vuole negare la camorra, con la quale convive suo malgrado, contro la quale magari lotta quotidianamente, in mille storie vere che non interessano nessuna telecamera perché non fanno mitologia spicciola.
Per quanto mi riguarda, non mi stupirei se proprio i boss e i loro figli guardassero questa fiction, anche in modo orgoglioso, mettendo il dvd insieme a Scarface o Il camorrista. Per favore, fate un film che un boss non guarderebbe mai e a Saviano dico che Gomorra 2 può sempre farla girare, ma da un’altra parte, che la
Camorra non sta solo a Scampia. Lo ha scritto anche lui no?

redazioneIconfronti

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