Nessuna paura, il Signore ci soccorre

Nessuna paura, il Signore ci soccorre
di Michele Santangelo

201104240558543622Non capita spesso, nella liturgia domenicale, di leggere a distanza di sette giorni due brani che sono l’uno la continuazione dell’altro. Ed è proprio quello che capita in questa XIX domenica del tempo ordinario, in cui il brano di vangelo proposto è l’esatto prosieguo di quello di domenica scorsa. Al di là del particolare della numerazione dei versetti del cap. 14.mo  di Matteo, questo dato apparirà evidente anche all’ascolto della lettura del brano che inizia con il riferimento introdotto dall’evangelista a ciò che è stato raccontato la scorsa settimana. In quello di oggi, infatti, all’inizio si legge:  “Dopo che la folla si fu saziata…”. Dopo il bagno di folla e l’inevitabile trambusto legato alla consumazione del frutto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, come al solito, Gesù avverte vivo il bisogno di appartarsi per ristabilire il contatto diretto col Padre: “Congedata la folla, salì, solo, sul monte a pregare”. Momento che per Gesù, non era mai breve e frettoloso: “ Venuta la sera, Egli se ne stava ancora solo lassù”, circostanza che, unita alla sottolineatura data dalla parola “solo”, lontano dalla folla e perfino dai suoi discepoli, suggerisce da un lato che  l’incontro con Dio è agevolato dalla solitudine cercata e dalla lontananza dal fragore e dal chiasso e dall’altro fa scoprire a chi si avvicina alla Parola di Dio col desiderio di leggere anche oltre il significato letterale delle parole, il filo rosso della continuità ideale tra Vecchio e Nuovo Testamento. Nella prima lettura della liturgia ci si imbatte nel profeta Elia che sul monte Oreb, “il monte di Dio”, cerca il riparo della caverna, per passarvi la notte, ma il Signore lo spinge fuori a fermarsi alla “presenza del Signore”. Si scatenano le forze della natura, vento impetuoso, il terremoto, la violenza del fuoco. Non erano queste cose il segno che il Signore giungeva. Solo al sopraggiungere del “mormorio di un vento leggero”, il profeta uscì e  si fermò all’ingresso della caverna. Gli era dato contemplare la presenza di un Dio che si manifestava in modo diverso rispetto a quello che egli si aspettava e che lo aveva spinto ad essere egli stesso un profeta  di fuoco, che pensava di poter combattere il pericolo dell’idolatria provocato dalla crudele Gezabele con la paura dei castighi, ma che non gli aveva impedito di correre a nascondersi nella caverna quando si era trovato solo davanti alla persecuzione che la sovrana pagana aveva messo in atto contro di  lui. Il vero coraggio il profeta lo trova davanti al sussurro del divino.

Il brano evangelico ci suggerisce altri temi profondi di riflessione. I discepoli dopo la separazione quasi forzata da Gesù che aveva “ordinato” loro di precederlo in barca sull’altra riva, dovettero sperimentare una duplice paura: quella dell’avversione degli elementi della natura: “la barca era agitata dalle onde a causa dl vento contrario” ed essi, in preda a questa paura, dimenticarono perfino che il loro Maestro non si era ecclissato, ma era solamente dall’altra parte e per di più a colloquio con il “Padre”. Stava per arrivare l’alba e l’ambascia che li attanagliava fece loro sembrare che il personaggio che si stava avvicinando camminando sulle acque era solo un “fantasma”. Neppure il dolce richiamo “coraggio, sono io, non abbiate paura” fu per loro completamente rassicurante. Pietro esigeva quasi una prova: “se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”  e nonostante l’eccezionalità dell’esperienza consentitagli di camminare sulle acque, la paura ancora una volta ebbe il sopravvento, e cominciarono ad affondare ed ecco il grido: “Signore, salvami” e “subito Gesù lo afferrò”, però “uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Nella scena è riprodotta la situazione di tutta la comunità cristiana alle prese con le difficoltà.  La vita vissuta con fede non garantisce il vento favorevole o la tranquillità delle acque, anzi è proprio la dimensione della fede che riconosce dubbi e incertezze, mantiene agitato il senso stesso della vita, rimette ogni cosa in discussione, favorisce ogni dilemma, stimola la responsabilità di se stessi e la relazione con quelli che sono sulla stessa barca. Ma nessuna paura! Nei pressi di chi ha paura, poco distante c’è il Signore pronto a correre in aiuto alla richiesta di soccorso. L’importante è pregare con sincerità, come Pietro: “Signore, salvami”.

redazioneIconfronti

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