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Nessuna tolleranza per fascisti e nazisti

Nessuna tolleranza per fascisti e nazisti
di Gennaro Avallone

A Cologno monzese, il Comune sostiene l’allestimento di un campo di un reparto di fanteria tedesco come era nelle settimane precedenti la Liberazione. E lo fa in vista del 25 Aprile. A proporlo è stata un’associazione militare commemorativa che ha come simbolo la testa di morto che richiama il teschio nazista di una delle divisioni delle SS. Basterebbe questo per inorridire. Ed invece, no. Si alza la polemica. C’è la discussione. Di fronte al richiamo esplicito positivo al nazismo, non evidente solo a chi ha deciso di non vedere o finge di non capire, si dibatte.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

Il nazismo e il fascismo sono stati crimini fatti da criminali. I primi criminali furono i loro capi, Adolf Hitler e Benito Mussolini. E non c’è nessuna ricostruzione storica, nessuna motivazione culturale, nessuna considerazione ideologica che li possa riabilitare. Mussolini è stato uno dei peggiori italiani che la storia italiana abbia avuto. E Hitler lo è stato dal lato della storia tedesca. Così come dentro la storia del fascismo e del nazismo non vi è stato nulla di positivo. Sono stati due regimi fondati, programmaticamente, sull’annientamento del nemico, chiunque esso fosse. E, per questo, due regimi privi, nella loro costituzione oltre che nella loro storia concreta, di qualunque carattere minimamente positivo. Due regimi avversi non solo a quanti hanno costruito come inferiori ma anche ai loro popoli, specialmente alle classi popolari, oppresse nelle loro libertà civili e politiche, e messe nelle fabbriche e nei campi al lavoro per la grandezza dei piccoli gruppi dirigenti, politici ed imprenditoriali.

È l’infamia contro l’umanità ad avere caratterizzato nazismo e fascismo. Il fatto che oggi qualcuno, dal mondo leghista e della destra neofascista, si senta tanto forte da volere cancellare tale carattere costitutivo, per riabilitare momenti se non proposte politiche di quella storia e di quei regimi totalitari, deve preoccupare tutti e tutte, ma in maniera attiva. Dalle scuole ai luoghi di lavoro, dalle fermate degli autobus ai pranzi in famiglia, mai si deve tollerare chi utilizza anche una sola parola buona per quella barbarie.

Storicizzare, comprendere, studiare è un conto. Attribuire il pur minimo aspetto positivo a quella guerra mossa contro le classi popolari, gli oppositori politici, gli ebrei, i rom e sinti, le persone con handicap è un’opzione da rifiutare. Anche con la mobilitazione. Sempre

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