Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Nessuno si salva da solo, restituiteci al più presto la dignità

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La lettera di un disoccupato specchio di una realtà che cancella quotidianamente i diritti dei cittadini
di Alfonso Liguori

DignitàSentire raccontare le storie non è mai la stessa cosa che toccarle con mano. E il contatto diretto fa tremare.
Mio padre scherza spesso, anche nella trasmissione televisiva, ORE12, condotta da Peppe Leone su Telecolore Salerno, cui partecipa il mercoledi e il venerdì, che ha una sua segreteria politica al vecchio bar Mexico di Pastena, dove in realtà quotidianamente si incontra con gli amici.
Scherzo dopo scherzo, mercoledi pomeriggio ha però trovato lì, al bar, come in una vera segreteria politica, una lettera, scritta in un commovente italiano, semplice e diretto, una lettera che tocca il cuore e ti fa sentire tutta l’impotenza che un cittadino, sia pure in piccola vista nella nostra piccola città, può provare di fronte al dramma.
Questo il testo: “Sa. 30.1.2013. EGR. SIG. GINO LIGUORI LE scrivo questa lettera. Sono un giovane disoccupato di 40 anni di Salerno, mi chiamo Pietro Gxxx. Abito a Salerno in via xxx xxx RIONE Petrosino. Seguo sempre ORE12 di Telecolore. Sono un ex operatore ecologico del consorzio bacino SA 2 interinale e precario da tempo. Vivo con mia madre vedova e con 500 euro di pensione e non ce la faccio nemmeno a pagare le bollette e a volte andiamo a mangiare alla mensa dei poveri. Nessuno mi dà un aiuto per un lavoro. Sono disperato, e sto nella disperazione, e mi hanno mandato 4 lettere della Tarsu da pagare. È una vergogna che una pensionata al minimo debba pagare. Qualsiasi lavoro, anche autista per persone anziane se devono andare da qualche parte purchè c’è un maniera di guadagno. Io mi ricordo di voi. Sono amico di Don Pietro della pensione Cinzia. che stava al Corso, io stavo di fronte. con mio padre. Vendevamo gli ombrelli. Vi ricordate? Con affetto. Gxxx Pietro. Distinti saluti.”
È scritta proprio così, con tutte le maiuscole, senza un da capo, e con tanti punti a staccare le frasi, talvolta anche le parole, e che qui vi ho omesso.
C’è un salto, orrendo, tra il quando ti aggiri sul limite del baratro e quando invece ti ci vedi, sia pure indirettamente, dentro. Tocchi la mano gelida e sudata del malato, e senti subito che non sai cosa poter fare. E oltre tutto non sai cosa dire. Non sai cosa rispondere. Perché senti che abbiamo esaurito anche le parole di conforto o di speranza.
La tv, i giornali, ci raccontano giorno dopo giorno che sono ormai migliaia, milioni, le persone nella stessa condizione del sig. Pietro. Persone che non ostante tutto cercano di preservare almeno l’ultima cosa che gli è rimasta: la dignità. Perché – non nascondiamoci dietro un dito – queste persone potrebbero andare a rubare o compiere atti sconsiderati, ma non lo fanno, perché limpidamente sentono che dentro la dignità è compresa a chiare lettere l’onestà.
Sarebbe a questo punto facile far divenire il discorso politico, ma politico nel senso più basso, becero. Io non me la sento. Mi domando soltanto: chiede tanto un uomo che vuole, desidera, anela ad una vita dignitosa, semplice, civile, nella quale possa di tanto in tanto rubare per sé un sorriso, unico furto consentito e garantito da qualsiasi legge? È chiedere troppo, chiedere un lavoro dignitoso e con giusti diritti? È esagerato chiedere che nella propria vita ci siano soltanto le sofferenze che naturalmente la devono costellare?
Rispondere a domande semplici come questa sarebbe realmente Politica, sarebbe davvero far salire la Politica al rango che le competerebbe. Il resto è fuffa.
La differenza più grande che da attore ho imparato sul teatro e sulla vita è che la nostra esistenza su questa terra è una, una soltanto, non ci sono repliche. Abbiamo diritto se non alla felicità, almeno a un pezzo di dignitosa serenità. Ed ho sempre più il sospetto che i “sacrifici” che ciclicamente ci vengono chiesti in quanto cittadini di uno Stato non siano, come ci raccontano, per il bene delle future generazioni, ma “l’ingrasso”, oggi, di coloro che sui nostri sacrifici campano e prosperano. Abbiamo il sacrosanto diritto a non fare sacrifici, non per egoismo, ma perché la nostra vita è una ed una sola. E lo stesso diritto hanno i nostri figli e nipoti e pronipoti. Anche perché, quelli che si fanno nell’amore, quelli che si fanno per i nostri figli, o le persone amate, non sono sacrifici, sono atti naturali di generosità. Sono gratis. Le sofferenze inferte ad un solo uomo da una società senza Giustizia sono crimini contro l’umanità. E i politici che non sanno o, peggio, non vogliono rispondere al naturale diritto alla serenità dei propri cittadini, sono indegni del ruolo di cui vengono investiti.
In un vecchio grande libro c’è scritto: “Non chiedere per chi suona la campana, essa suona anche per te”. Nessuno si ritenga innocente, se questa è la società che tutti, tutti abbiamo contribuito a costruire, allora attenti: ognuno di noi c’è un possibile Sig. Pietro.
E nessuno si salva da solo.

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