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Niente Cig per 11.043 e l’Asi di Napoli nega i suoli alle imprese

Niente Cig per 11.043 e l’Asi di Napoli nega i suoli alle imprese

Una parte della zona Asi

Campania in profondo rosso: dal 1 luglio niente cassa integrazione in deroga per 11.043 lavoratori di 681 aziende in crisi, la Regione Campania non ha potuto prolungare la Cassa integrazione, servono 93 milioni. E altri 30mila lavoratori hanno necessità di ammortizzatori sociali. Inoltre, sempre in Campania nei primi tre mesi del 2012 hanno chiuso i battenti 10.117 imprese con un saldo negativo di ben 1515 imprese, secondo i dati Unioncamere. E mentre la nave sprofonda e le famiglie campane non ce la fanno più, c’è chi spreca risorse, terreni, soldi pubblici, chi potrebbe operare per creare lavoro ma non lo fa. Uno schiaffo alla miseria e ai tanti disoccupati, inoccupati e cassaintegrati campani. E’ la situazione del Consorzio Asi di Napoli, ente pubblico economico di ambito provinciale, uno dei tanti istituiti con la specifica funzione di favorire lo sviluppo industriale, che però non riesce a creare alcun sviluppo. L’Asi di Napoli ha realizzato in passato gli agglomerati industriali di Caivano, Casoria-Arzano-Frattamaggiore, Nola-Marigliano, Acerra. Giugliano e Foce del Sarno ed è titolare di un piano regolatore territoriale, individuando, verso la fine degli anni ’60 nell’entroterra napoletano, aree da destinare ad insediamenti produttivi al fine di delocalizzare le industrie dalle fasce costiere. Il Consorzio era nato come braccio operativo della ormai pensionata Cassa del Mezzogiorno, ed ha provveduto, negli anni, alla realizzazione dell’urbanizzazione e di importanti vie di comunicazione, quali l’asse mediano e l’asse di supporto che collegano la città di Napoli e l’area del casertano con l’entroterra e che attualmente, insieme alla rete autostradale, costituiscono l’ossatura portante del sistema cinematico provinciale e regionale. In passato, inoltre, sono state allocate nell’enorme area alcune industrie che rappresentano ancora oggi punte di eccellenza, sia a livello nazionale che internazionale, per l’innovazione tecnologica e dimensione: la Fiat, l’Alenia, l’Avio, la Seda, l’Unilever, realtà note in tutto il mondo.
L’Ente, costituito in maggioranza da gran parte dei comuni della provincia di Napoli, è commissariato da circa 15 anni. Dopo un lungo periodo di 9 anni, che ha visto alla guida del Consorzio Riccardo Mea, si sono succeduti sei commissari, il 30 giugno è scaduto anche il mandato di Luciano Califano ed attualmente si è in attesa delle decisioni della Regione.
Il quadro, a parte la dirigenza, potrebbe sembrare positivo, invece non lo è affato. E’ davvero negativo, perché il fattore di sviluppo dei primi decenni di attività si è fermato da tempo. L’Asi sta vivendo oggi una situazione economica – finanziaria veramente critica rappresentata da enormi debiti, scarse risorse, assenza di finanziamenti pubblici, anche se ha in carico un patrimonio, costituito da terreni industriali, in parte da urbanizzare in parte immediatamente disponibili, che, messi sul mercato, non solo garantirebbero i necessari flussi di danaro per avviare un concreto piano di risanamento, per garantire efficientemente i servizi, ma soprattutto, permetterebbero l’insediamento di nuove iniziative industriali di tanti imprenditori che vogliono investire anche in proprio. Questi imprenditori sono già pronti ma non possono accedere all’area, non possono concorrere a procedure pubbliche per insediare le aziende, perché tutto è bloccato.
L’Asi della provincia di Napoli da tempo ha abdicato al suo ruolo originale di favorire e supportare le aziende nella giungla della burocrazia, consentire la realizzazione degli investimenti in tempi certi, snellire i procedimenti.
I risultati del mancato lavoro dell’Asi sono questi: varie decine di migliaia di metri quadrati di aree edificabili di proprietà già urbanizzate nell’agglomerato di Acerra, libere da più di dieci anni, per lo più opzionate da aziende esistenti pronte ad investire per ampliamenti che, in tempi rapidissimi, potrebbero essere assegnate e vendute con flussi finanziari di qualche milione di euro, e che quindi potrebbero creare lavoro per tanti, ma rimaste inutilizzate (mentre oggi facciamo i conti con la mancata cassa integrazione per 11mila lavoratori circa); circa 500.000 metri quadrati di aree edificabili di proprietà da urbanizzare nell’agglomerato di Acerra, attraverso le forme più moderne di realizzazione degli interventi pubblici ma rimaste in assenza di finanziamento; qualche migliaia di  metri quadrati bloccati per uno sterile contenzioso che va avanti da anni ed impedisce l’utilizzo del terreno; più di un milione di metri quadrati da urbanizzare, in ampliamento all’agglomerato di Nola, a seguito di variante al piano regolatore territoriale approvata dalla regione Campania, per i quali urge avviare le procedure di esproprio ai fine della realizzazione delle opere infrastrutturali.
Da alcuni calcoli si è potuto capire che se l’Asi di Napoli attivasse le procedure virtuose e di promozione dello sviluppo sarebbero garantiti nei prossimi 5-10 anni investimenti, solo per la realizzazione delle opere e degli insediamenti industriali, pari a circa 1,5-2,0 miliardi di euro con una occupazione specifica di 5000-7500 unità lavorative, senza considerare poi gli addetti stabilmente impiegati nelle aziende. Una vera e propria rivoluzione per l’intera Regione, tanto da garantire lavoro a tanti. Mentre, oggi in Campania si fanno i conti con un tasso di disoccupazione che nel 2011 ha raggiunto il 16,8%, superiore alla media nazionale di sette volte. Una situazione esplosiva, e mentre la bomba sta per esplodere, all’Asi di Napoli ci si siede placidamente in attesa di rinnovare le poltrone e cambiare i vertici.
(m.a.)

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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