Niente equo compenso, giornalisti pagati meno di una colf

Niente equo compenso, giornalisti pagati meno di una colf
di Vera Arabino

Il ministro del Lavoro, nonché delle Pari Opportunità, dice “niet” alla legge che dovrebbe finalmente porre un argine allo sfruttamento dei giornalisti precari.
Incredibile ma vero. E così l’agognato “equo compenso” subisce una seria battuta d’arresto per mano di Elsa Fornero, che al Senato avrebbe dovuto fornire il nullaosta del Governo alla Commissione Lavoro ed invece ha espresso “molte riserve e perplessità”.
Queste le argomentazioni del ministro: per quanto riguarda il profilo lavoristico, nella riforma del lavoro è già stata introdotta “una soluzione al problema dei compensi dei lavoratori atipici” per cui sarebbe “strano estrapolare dagli atipici una categoria e occuparsene con una norma diversa da quella generale” mentre, per quanto riguarda il profilo editoriale, non sarebbe “opportuno” introdurre una norma secondo cui gli editori che non rispettano le norme non devono ricevere contributi, in quanto bisognerebbe dare per scontato che “le norme vengono osservate”.
Peccato che così non sia, visto che l’Ordine dei giornalisti ha prodotto copiosa documentazione sui ridicoli pagamenti da 2 o 3 euro ad articolo che vengono erogati, da Nord a Sud del Paese, da editori che pure ricevono cospicui finanziamenti pubblici. Ecco perché la ratio della legge appare a tutti molto chiara e condivisibile: chi non paga in maniera equa il lavoro giornalistico non può ricevere contribuiti pubblici! Evidentemente non la pensa così il ministro Fornero.
E la reazione della categoria non si è fatta attendere. «La vergogna si è consumata – è il commento di Enzo Iacopino – Il ministro smentisce lo stesso governo del quale fa parte che aveva dato un parere favorevole in occasione della prima lettura e oltraggia la volontà della Camera, che aveva approvato la norma alla unanimità». Il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, oltre a evidenziare che così cadono nel vuoto tanto l’appello del presidente della Repubblica, quanto quello del presidente del Senato, rincara la dose: «Una domanda: agli interessi di quale lobby risponde un atteggiamento come questo? Un secondo quesito: davvero i parlamentari decideranno di far spazzare via da un diktat una azione di moralizzazione nel delicato mondo dell’informazione?».
Non è più tenera la Federazione nazionale della stampa che ha diramato una nota rovente: «In un paese che assume a tempo indeterminato il Direttore Generale della Rai, è semplicemente inaccettabile che debbano continuare ad essere “flessibili” coloro che vengono pagati 3 euro a pezzo. Il sindacato dei giornalisti non starà a guardare. Il provvedimento per l’equo compenso è una risposta di civiltà contro il vero e proprio “caporalato” che affligge larghe aree dell’informazione, e permette a troppi editori senza scrupoli di sfruttare oltre ogni limite il lavoro dei giornalisti praticando, inoltre, una concorrenza sleale ai danni degli imprenditori corretti. Il governo non può dire di voler combattere la precarietà e l’illegalità nel lavoro e poi apparire e essere incoerente».
Una cosa è certa: la battaglia va avanti.

redazioneIconfronti

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