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Niente libertà, tutti gli indagati del crac Amato restano agli arresti

Niente libertà, tutti gli indagati del crac Amato restano agli arresti
di Mario Amelia

Restano agli arresti domiciliari Giuseppe Amato jr (nella foto), Mario Del Mese, lo zio Paolo Del Mese, ex parlamentare ed ex sottosegretario, l’avvocato Simone Labonia e il consigliere provinciale Antonio Anastasio, indagati (insieme ad altre 18 persone non arrestate) per il Crac del pastificio Amato. Nessun dubbio della Procura sui “chiacchierati” rapporti di alcuni indagati con il Comune di Salerno: nessun riferimento è stato fatto nel corso dell’udienza che si è svolta presso il Tribunale del Riesame, ai “criticati” collegamenti tra Mario Del Mese ed alcuni personaggi di Palazzo di città. Neanche il Pm Vincenzo Senatore ha sollevato dubbi o domande che potessero riguardare “dazioni di denaro”, o altro ancora, verso l’Ente municipale. Quando il Pm Senatore ha insistito nel collegare Mario Del Mese con la Esa Costruzioni (impresa che opera nel cantiere di Piazza della Libertà a Salerno), ritenendolo il dominus dell’impresa, di proprietà dei fratelli Esposito, la stessa difesa di Del Mese ha precisato che lo stesso non ha mai gestito l’azienda ma che era stato informato (con una mail del 6 maggio 2010) da parte della Esa, che la stessa società vantava un credito dall’Amato Re srl – che si sarebbe dovuta occupare della vendita degli appartamenti ricavati dall’ex molino di Mercatello -, debito pare saldato poi con risorse dell’Amato spa.
Ancora nessun riferimento da parte del Pm e del giudice neanche alla “presunta” tangente (di circa 45mila euro) che Mario Del Mese avrebbe pagato a “qualcuno” per agevolare la pratica “pastificio Amato” agli uffici comunali. Una notizia, questa, che non trova conferma negli atti della Procura di Salerno.
Il Tribunale del Riesame invece, ieri ha difatti respinto le richieste di scarcerazione avanzate dai legali dei cinque arrestati; venerdì prossimo, invece, ci sarà la decisione in merito all’appello presentato dalla Procura di Salerno proprio contro i domiciliari che il Gip ha concesso ai cinque.
In attesa di conoscere le motivazioni della decisione del Riesame, il giudice relatore Piero Indinnimeo ha sollevato alla difesa degli indagati tre criticità relative alla loro posizione giuridica: innanzitutto il pericolo di recidivanza del tipo di reati contestati, la somma di circa 200mila euro contestata all’avvocato Simone Labonia e non ancora rintracciata dalla Procura, ed il ruolo di Peppino amato junior nella società “Dei Principi”  – avviata dopo il Crac del pastificio Amato –, società che aveva intenzione di commercializzare prodotti alimentari. Proprio riguardo questo ultimo caso lo stesso Peppino Amato jr (presente in aula insieme all’avvocato Labonia e al consigliere Antonio Anastasio) ha dichiarato di occuparsi solamente della commercializzazione del prodotto e del marketing, affermazioni che avevano l’intenzione di minimizzare il proprio ruolo all’interno dell’impresa.
Sul pericolo di reiterazione del reato, il legale di Mario Del Mese, l’avvocato Cecchino Cacciatore, è sceso in profondità argomentando che la società di Del Mese, la Ifil srl, rimane sotto sequestro, tra l’altro non è stato neanche richiesto il dissequestro dell’azienda; inoltre è stato anche chiarito il rapporto tra lo stesso Del Mese e Peppino Amato jr, alla base di quelli che sono stati ritenuti i nuovi “assetti societari”. I due, infatti, non sarebbero stati più in alcun rapporto di amicizia e collaborazione professionale da qualche tempo, per motivi familiari: in particolare da quando la presenza di Mario Del Mese ha fatto allontanare Peppino Amato dalla moglie Marianna Gatto. Dalla difesa dell’avvocato Cacciatore, inoltre, è stata avanzata qualche contestazione che si riferisce ai “giudizi morali” contenuti nell’ordinanza con la quale il Gip ha disposto gli arresti domiciliari.
Per Labonia solo pagamenti secondo parcelle. La difesa dell’avvocato Labonia, patrocinata dall’avvocato Gaetano Pastore, ha confermato quanto già detto in sede di interrogatori di garanzia: il legale salernitano arrestato, infatti, avrebbe percepito compensi e danaro secondo parcelle riconosciute, spiegando anche di non aver avuto alcuna raccomandazione per l’incarico al vertice della società di cartolarizzazione del Comune di Salerno. L’avvocato Pastore, inoltre, ha chiarito nuovamente che alla base delle tre pagine di relazione prodotte da Labonia per il finanziamento di circa 20 milioni di euro, ottenuto dalla Amato dal pool di banche, c’è stato un lavoro molto più ampio, avendo la Guardia di Finanza, acquisito già in passato 5 faldoni e 156 allegati relativi propri a questa relazione di sole tre pagine.
Mentre la difesa dell’ex sottosegretario alle partecipazioni statali del Governo Andreotti ed ex parlamentare, Paolo Del Mese, non ha aggiunto molto durante l’udienza del Riesame, il consigliere provinciale del Pdl/Principe Arechi Antonio Anastasio ha spiegato di non essere stato informato della particolare situazione di sofferenza dell’Amato Spa, di non sapere degli ammanchi e di non aver avuto stretti rapporti con la famiglia Amato.
I cinque sono rimasti, pertanto, agli arresti domiciliari in attesa che venerdì prossimo si compia l’ennesimo atto di questa vicenda giudiziaria, con la discussione della richiesta di appello contro la concessione dei domiciliari, presentata dalla Procura di Salerno.

 

 

 

 

 

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