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No a Enzo Napoli, candidato di servizio della De Luca Dinasty

No a Enzo Napoli, candidato di servizio della De Luca Dinasty
di Andrea Manzi
Enzo Napoli con De Luca (a sinistra)

Enzo Napoli con De Luca (a sinistra)

Vi è più di un motivo per non votare Vincenzo Napoli a sindaco di Salerno e sferrare così un colpo politico al governatore De Luca, grande burattinaio di queste elezioni amministrative allestite con cura del dettaglio e logica di accorto potere, fino alla previsione del silenzio (niente comizi, confronti, dibattiti; nulla) nonché delle private, cerimoniose finzioni. Il fido traghettatore Enzo Napoli gli va bocciato innanzitutto per protesta contro il suo perseverante lavoro di plastificatore della politica: in seguito alla decisione di candidarsi alla guida della Regione, De Luca – probabilmente non fidandosi di alcuno dei suoi assessori – piazzò al Comune come sindaco facente funzione il suo capo staff, appunto Napoli (inveterata sovrapposizione/confusione concettuale tra ruoli privati e istituzionali). La scelta dello “sceriffo” cadde su una figura signorile ma scialba, che si è trasformata, poi, automaticamente, in quella del (suo) candidato sindaco, al quale ha posto, strada facendo, limiti di pensiero e di azione. In primo luogo, ha deciso il suo assoggettamento al controllo programmatico e politico di suo figlio, l’Infante minor Roberto, rampante giovanotto poco più che trentenne; e, poi, per chi non avesse bene inteso che il candidato sindaco è, e dovrà restare, solo l’ombra della sua lunga manus “principesca”, a Enzo Napoli ha lasciato che fosse pubblicamente affibbiata la delegittimante e irrituale qualifica di “traghettatore”. Un’angusta perimetrazione, questa, dello spazio di manovra del futuro sindaco, anche dal punto di vista temporale. Una presenza men che simbolica, dunque, in attesa di poter conferire, per via dinastica, e come già annunciato, la poltrona di sindaco al ragazzino (attuale team manager) dall’augusto cognome. Ovviamente, questo traghettamento da una simil-democrazia (da 23 anni appaiono sospese di fatto le garanzie liberali in città e il regime privilegia esclusivamente i regnicoli di fede sicura, poco conta se più o meno adeguati) ad un sistema saldamente innervato sul potere familiare si sta consumando sotto una cappa di silenzio ossequioso e assoluto di un partito, il PD, che, a Salerno, è stato dapprima dileggiato e annientato da De Luca (anche a causa di una classe politico-parlamentare tentennante e inidonea), poi vilmente sfruttato, dunque espugnato e ora ridotto a maschera grottesca da utilizzare per scudi pubblici e occasioni elettorali, regionali o nazionali, da garantire a se stesso o all’altro rampollo (meno immediatamente “spendibile” sul mercato elettorale perché nei guai con la giustizia).

Inspiegabile escalation

La stazione marittima inaugurata e già chiusa

La stazione marittima inaugurata e già chiusa

Operazioni di questo tipo non potrebbero accadere in una città normale, dotata cioè di un corpo sociale consapevole e legato alle proprie radici democratiche ed etiche. Bisognerebbe chiedersi, allora, perché la privatizzazione della politica e delle istituzioni sia stata possibile a un uomo come De Luca, privo di particolari qualità intellettuali e professionali, nemmeno campano di nascita, ma fortemente sostenuto, dagli albori della sua scalata, da un famelico clan nel quale le individualità, in genere provenienti dall’arcaico “politburo” salernitano, sono certamente di caratura inferiore alla sua, a differenza della spregiudicatezza che agli epigoni non ha fatto mai difetto. La risposta non è univoca. A Salerno, a differenza che a Napoli, è sempre esistita un’enormità di ceto medio e, in particolare, la borghesia non è mai stata plebea e non si è appiattita sul ventre sottoproletario della città. È mancata, però, un’identità civica per il vasto movimento immigratorio che, dal dopoguerra, per qualche decennio, ha allargato il cuore della city, sfibrandolo con integrazioni e ampliamenti arditi, dai flussi lucani a quelli calabresi o cilentani. Ne è scaturita una formazione dell’opinione pubblica in progress, con una costruzione post-moderna di miti disciolti in leggende contemporanee effimere. Provengono da quelle favole amare i novelli cavalieri dell’apocalisse in grado di purificare il mondo ed è in quelle leggende che la prevedibile odissea del rancore di antiche etnie trasmigrate si è trasformata in mite adesione alla servitù.

Salerno fanalino di coda

La radice della decadenza supinamente accettata (Salerno agli ultimi posti per tenore di vita, ordine pubblico, servizi, ambiente, salute, tempo libero, popolazione) è nella inarrestabile falcidia dei corpi intermedi e nella immoralità dell’informazione ormai scaduta a comunicazione mesta delle gesta di un condottiero malinconico oppure a sintomatico “attiva-blocco” della notiziabilità, attraverso l’evitamento dell’unico controllo democratico possibile, l’inchiesta giornalistica. Può accadere così che, su tre pagine di cronaca politica, qualcuno scelga di dedicarne due speculari agli Infanti-eredi (qui sì che c’è la par condicio), che si taccia sulle grandi e costose opere deluchiane (un rigoroso censimento accredita le incompiute all’80% delle strutture iniziate), che si distenda il velo sull’impoverimento progressivo della città, sulle infiltrazioni camorristiche nell’urbe, sulla violenza giovanile, sulla sub-cultura tribale della city, sull’abbrutimento della vita nelle periferie-ghetto, sull’assenza di cellule di cultura attiva, in una parola sulla paralisi della vitalità democratica. Per non parlare della complicità assoluta dell’informazione locale nella pianificazione delle strategie propagandistiche del regime fatte di inaugurazione plurime di opere non completate e di altri indigeribili riti clerico-elettorali.

Una retorica “democratica” si è impossessata della città per cui la suggestione sopravanza le analisi e l’intorpidimento delle coscienze viene alimentato quotidianamente con un bombardamento illegale e immorale di informazioni che hanno piegato finanche la comunicazione pubblica regionale ad attrattore di consensi elettorali salernitani. I timidi manifesti della Dc di Ciancimino che comunicava ad ogni elezione l’imminente provvidenziale illuminazione delle strade palermitane, al confronto, rappresentano esempi di sobrietà. La magistratura, però, non interviene a ripristinare la legalità, ora come allora.

Solo i figli nei programmi del raìs

Il Crescent, un'opera incompiuta e discussa

Il Crescent, un’opera incompiuta e discussa

Non votare Enzo Napoli significa dunque non votare per un regime che lo ha prescelto come mascheramento della dittatura del cemento, che sta asfissiando la città attraverso il sequestro di ogni spazio libero per realizzare edilizia da stra-ricchi, intermediatori e parassiti in una “urbe imperiale” che, al netto di qualche eccezione, ha soltanto imprenditori assistiti e complici del potere locale.

Ogni elezione dovrebbe perlomeno simbolicamente favorire lo sguardo lungo sul futuro. Non si può votare per l’immobilità. Ed Enzo Napoli non è il futuro perché il rais non vuole che lo sia e lo ha coerentemente annunciato. La “famiglia” ha bisogno di lui soltanto per un breve periodo, per poter pianificare, in tutta calma, successioni, spartizioni e aree di influenza tra fratelli & soci.

Enzo Napoli non avrà libertà di decidere, quindi di esistere politicamente. Né potrà mai liberarsi, stante l’attuale crisi del partito, da questa sua pietrosa condizione di sorvegliato speciale.

Uno scossone al sistema rimetterebbe in circolo energie democratiche, alimenterebbe il dibattito e soprattutto smentirebbe la teoria di Cioran, secondo la quale “finché un conquistatore riesce, finché avanza, può permettersi qualsiasi misfatto; l’opinione pubblica lo assolve; non appena la fortuna lo abbandona, il minimo errore si volge contro di lui. Tutto dipende dal momento in cui si uccide: il crimine in piena gloria consolida l’autorità con la paura sacra che ispira”.

No, Salerno non può aspettare che la fortuna giri.

In copertina, il candidato sindaco di Salerno ed “erede” della De Luca Dinasty, Enzo Napoli

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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