No al Partito della Nazione

No al Partito della Nazione

di Angelo Giubileo

corte_costituzionale-T1Domenica si vota per eleggere il presidente e i consiglieri dei governi di sette regioni: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto e Umbria. Si tratta quindi di un’elezione amministrativa, che tuttavia ha e ancor più ha assunto, in questi ultimi giorni, un’importante rilievo anche dal punto di vista politico.

Il nostro paese vive una fase di grave emergenza istituzionale, che non ha eguali nella storia della Repubblica e che dura ormai da almeno quasi quattro anni, se si considera la data dell’insediamento del governo dei tecnici guidato da Monti, poi sostituito dal governo politico di Letta e infine, ad onta della decisione maturata nel Pd, la sostituzione di Letta e l’approdo al governo di Matteo Renzi.

Quattro anni di governi nazionali, senza che l’elettore abbia potuto esprimere in merito il proprio voto. Salvo che in occasione del voto per le europee, nel febbraio dell’anno scorso, quando il Pd di Renzi fu scelto da quasi il 41% dei votanti. Dato che, in questi quindici mesi trascorsi, il premier-segretario del Pd ha continuamente rammentato a tutti noi, come una sorta di antifona (frase che viene recitata o cantata nel corso di una preghiera o liturgia) o mantra (in sanscrito, veicolo o strumento del pensiero o del pensare) da praticare in forma collettiva.

Il voto europeo ha avuto dunque un significato politico rilevante, così come a questo punto è inevitabile che lo abbia il voto amministrativo di domenica prossima.

Negli ultimi giorni, la crisi istituzionale ha investito il vertice più alto dell’architettura del nostro Stato: la Corte Costituzionale. La Corte, infatti, rappresenta nel nostro paese il massimo organo di garanzia, avendo esattamente tra i diversi compiti quello di dirimere i conflitti di attribuzione tra i diversi poteri dello Stato. In ordine alla crisi dei rapporti tra istituzioni, la questione principale ha riguardato e riguarda in genere la tutela e la garanzia dei diritti cosiddetti “acquisiti”. Il Governo ha infatti ritenuto, come sembra, di potere e quindi di dovere, al momento, eseguire solo parzialmente il dettato della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015, che viceversa ristabiliva per i pensionati il meccanismo, precedentemente sospeso, della perequazione del trattamento corrispondente per gli anni 2012 e 2013.

Quando una democrazia, come la nostra nell’ultimo ventennio circa trascorso, subisce una crisi prima economica poi politica e in fine istituzionale, il rischio è che all’orizzonte si profili una soluzione opposta, che genericamente si dice anti-democratica. Una soluzione in cui la Legge, con la L maiuscola, è sospesa: perché le leggi non sono eguali per tutti e quindi predomina la legge del più forte. Nell’ambito di un’organizzazione statale e di governo che si basa sempre sui partiti, ciò significa il predominio del partito più forte e aggiungerei anche la possibilità che un siffatto partito sia anche definito con enfasi: “Partito della Nazione”. Cosa di cui, sia detto con estrema chiarezza, non abbiamo invece bisogno. Punto.

Infatti, se vogliamo avere ancora una chance “europea”, e comunque internazionale di successo, ed evitare di fare la fine di paesi a noi vicini, come è accaduto ed accade per la Grecia, ciò di cui invece abbiamo bisogno, urgente, è: ripristinare la dialettica della democrazia, restituire ai cittadini il diritto di partecipare alla vita politica nel nostro paese e soprattutto restituire a tutti noi il diritto di scegliere democraticamente i nostri rappresentanti.

Consapevoli tutti che, da sempre, il diritto di scelta presuppone almeno un’alternativa, e cioè la possibilità, reale e fattiva, di scegliere tra almeno due proposte. Chiamatela pure come volete, conservatrice e rivoluzionaria, moderata e riformista, o altro di simile; ma, in ogni caso, qualcosa che non sia mai una ed una sola proposta, come peraltro già accaduto nel corso della nostra storia che ha preceduto l’avvento della Repubblica, ovvero la storia del già “Partito della Nazione”, che fu!

                                                            

redazioneIconfronti

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