No alternative all’integrazione

No alternative all’integrazione
di Luigi Rossi

attentatoI fatti avvenuti in Francia questa settimana sono una tragedia per tutta l’Europa e confermano la pericolosità della crisi che attanaglia l’Occidente. In effetti da un’analisi senza pregiudizi dell’azione di quei francesi emerge innanzitutto l’attacco dell’uomo comune all’uomo comune, la deriva dei giovani  europei tenuti ai margini della società del benessere e profondamente radicati nelle periferie esistenziali. Perfidi individui sparsi per il mondo, per sete di potere, tirano i fili trasformando ragazzi, prima delusi e poi illusi, in marionette. In effetti, più che ad uno scontro di civiltà, si assiste al precipitare della nostra società liquida.

La pancia dell’opinione pubblica, strumentalizzata da politici irresponsabili, grida allo scandalo della tolleranza e chiede  misure severissime e pena di morte! Tanti esperti ed intellettuali interpellati, menti eccelse della civiltà occidentale, hanno proposto analisi ed avanzato rimedi non sempre convergenti; altri, non molti, hanno invocato una profonda conversione dei cuori, ritenendola condizione indispensabile per venire a capo di questo cancro che distrugge lentamente una identità e mina inesorabilmente una civiltà.

Tutti, con la matita appuntita nel pugno, dichiarando a gran voce di non aver paura e di non voler abbassare la testa, si sono impegnati alla strenua difesa dei valori laici. Questo programma di intenti non coincide necessariamente con l’arroganza laicista, ma induce ad una  riflessione: l’aggettivo “laico” richiama un problema se lo si pone in contrasto con “religioso”.  I valori, infatti, sono tali se non hanno aggettivi limitanti e la libertà ha vero significato solo se si rapporta con il bene, la giustizia, la dignità di ciascuno, il diritto al proprio credo nel rispetto di quello degli altri.

Così, per risolvere quest’angosciosa situazione, occorre prima di tutto bloccare chi intende minare la possibilità di far vivere insieme gli individui, quali che siano le origini. Contemporaneamente risulta imperativo opporsi all’odio e a tutte le forme di violenza che distruggono la vita. La promozione della cultura della pace e della speranza, nella quale è plausibile il dialogo interreligioso, costituisce la via da percorrere insieme anche per dissipare i pregiudizi generati dalla diversità.

Gli attacchi di certa stampa a papa Francesco sono sintomatici del malessere determinato dalla sua condanna dell’indifferenziata vendetta che egli denuncia costantemente. Mille culture affratellate dalla stessa fede nell’uomo costituiscono una indubbia ricchezza, della quale può giovarsi soltanto chi è disposto all’incontro, consapevole che la diversità deve indurre a lavorare insieme per favorire lo scambio e la conoscenza reciproca. È possibile porre riparo alla tragedia sperimentata a Parigi se si è disposti a preparare case che accolgono tutti. I contrasti determinati dalla diversità si appianano con l’amore che fa aprire i cuori, non innalzando i muri  della paura. Bisogna costruire allora ponti per facilitare la comunicazione e rendere agevole la conoscenza!

La polarizzazione a favore o contro la violenza in nome di Dio è soltanto freddo e sterile odio. Oggi si è davvero ad un  bivio: o si sceglie l’autentico senso religioso, oppure la fede sarà ridotta a mera ideologia per giustificare disegni di potere che fanno precipitare nella barbarie.

Non esiste alternativa all’integrazione e l’Occidente rischia di suicidarsi tanto se fa prevalere al proprio interno indifferenza ed arrendevolezza, quanto se fa aumentare l’odio per il diverso. L’Europa cristiana ha la saggezza e la forza per contrastare le insidie del momento; per riuscirvi deve fare ricorso ai valori che tante volte dimentica o lascia timidamente e consapevolmente sullo sfondo della sua facciata che sembra luccicare, ma che ha bisogno di urgenti restauri.

 

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *