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Caro Ingroia, ma perché tutti in politica?

Caro Ingroia, ma perché tutti in politica?
di Antonio Memoli

Antonio Ingroia

A tutti è nota la vicenda del procuratore Antonio Ingroia, che da Palermo è stato chiamato  in Guatemala a dirigere un’unità di investigazione dell’ONU per la lotta al narcotraffico. Da lì ha mantenuto i suoi rapporti con l’Italia, come è giusto che fosse,  e dall’Italia è stato sollecitato a più riprese a rientrare ed assumere un ruolo politico: candidarsi alla prossime elezioni. Pare stia per accettare, visto che ha chiesto ed ottenuto un’aspettativa elettorale al CSM. Tutto lecito, nulla di scorretto: allora cosa c’è che non va?

C’è che da Antonio Ingroia, come da tutti coloro che credono che la politica e  la società in cui si vive si cambino solo facendo professionalmente della politica, mi sarei atteso qualcosa di diverso. Possibile che nessuno di questi ottimi lavoratori non pensi che la buona politica possa essere fatta semplicemente compiendo bene il proprio lavoro. Ingroia, aldilà dei giudizi personali di ognuno, ha dimostrato con i fatti di essere un PM preparato, un sagace investigatore, di saper fare bene il proprio mestiere. Allora perché non continuare il proprio lavoro quotidiano? Oggi più che mai abbiamo bisogno di persone preparate nel proprio campo e non di gente che alza le vele al vento della politica elettiva come soddisfazione del proprio protagonismo. Benigni ci ha ricordato che la nostra Costituzione è il frutto del lavoro di tanti “saggi disinteressati” e che il suo impianto è stato creato da un giovane di 29 anni , Aldo Moro, che con passione ha concretizzato i suoi saperi. Questo è quello che ognuno dovrebbe fare per dare una svolta alla proprio stile di vita ed al nostro paese: concretizzare i propri saperi, mettere a disposizione del bene comune i propri talenti, realizzare dei Nuovi Stili di Vita nel proprio quotidiano.

In questo è illuminante Richard Sennet  che nel suo testo l’uomo artigiano scrive:
«Il fatto di imparare a svolgere bene un lavoro mette gli individui in grado di governarsi e dunque di diventare bravi cittadini. L’uomo pratico è in grado di giudicare se lo Stato è ben costruito, perché comprende le regole della costruzione. Il lavoro ben fatto è quindi anche un modello di cittadinanza consapevole. L’attitudine al fare, comune a tutti gli uomini, insegna a governare noi stessi e a entrare in relazione con altri cittadini su questo terreno comune».

Cosa ci vuol dire insomma Sennett? Che sono importanti sia il desiderio di svolgere bene un compito sia la dimensione sociale finalizzata a dare sostegno a questo impegno.
Ingroia come noi tutti dovrebbe pensare ad un nuovo stile di vita che porti a fare una buona politica così ”semplicemente” ritornando a essere artigiani del proprio buon lavoro. Desiderare ed essere soddisfatti di aver fatto bene il proprio lavoro significa nel concreto fare buona politica, politica come servizio alla polis. Significa offrire buoni sevizi e buoni prodotti, essere puntuali ed in orario, non sprecare le risorse, fare buone leggi, amministrare bene la giustizia.
Significa essere cittadini partecipi dello stato, essere tutti “politici” del nostro paese.

Antonio Memoli
changes.nsv@gmail.com

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