Nocerina-Paganese, a porte chiuse e lontano dalla Campania

Nocerina-Paganese, a porte chiuse e lontano dalla Campania
di Nino Ruggiero

Era nell’aria, ed è puntualmente accaduto. Il derby di calcio fra Nocerina e Paganese, una specie di stracittadina, per chi non lo sapesse, squadre di due città divise solo da una striscia di asfalto, in programma per il 28 ottobre, si giocherà a porte chiuse ed in una regione diversa dalla Campania, addirittura non confinante.
Lo ha deciso il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (CASM) istituito dal Ministero degli Interni, mettendo fine alle speranze delle due tifoserie di assistere alla gara e bloccando sul nascere le sagge proposte che i due presidenti dei club Citarella e Trapani avevano avanzato in tema di ordine pubblico. Che cosa avevano proposto Citarella e Trapani? Presto detto. In virtù di precedenti in materia di ordine pubblico non proprio incoraggianti, ingigantiti da manifestazioni di intolleranza causati da una frange oltranzista paganese in occasione della gara di Coppa Italia dello scorso agosto, i due responsabili avevano proposto di riservare la gara di andata in programma secondo calendario a Nocera ai soli tifosi della Nocerina e quella di ritorno ai soli tifosi della Paganese.
Niente da fare. Si gioca, ma a porte irrimediabilmente chiuse. Brutta pagina per lo sport calcistico con pochissimi precedenti in materia. In altre occasioni si era ricorsi alle porte chiuse, ma giocando sul proprio terreno di gioco, così come accadde anche per Nocerina-Cavese del 2010: ma mai a porte chiuse e lontani chilometri e chilometri dalla regione Campania.
Un fallimento annunciato soprattutto per la cosiddetta “tessera del tifoso”, la tessera che nelle intenzioni del Ministero degli Interni, quando fu istituita, avrebbe dovuto consentire ai sostenitori di una squadra di seguirla anche in trasferta perché fidelizzati, utilizzando un termine tecnico, o “schedati”, se vogliamo parlare in termini pratici ed essenziali. Brutta pagina, brutta decisione, brutto tutto; a cominciare da chi al momento della composizione dei due gironi di prima divisione non ha voluto guardare al di là del proprio naso, infischiandosene di problematici e critici fattori ambientali demandando il tutto “alla Pilato” solo ed esclusivamente ai tutori dell’ordine.
Una sconfitta per il calcio, per Nocera, per Pagani, ma anche per tutti coloro – molti, tantissimi – che hanno creduto di poter rinverdire quelli che erano gli elementi base di un derby stracittadino: lo spirito campanilistico di voler prevalere, di far valere la propria identità, il proprio amore per i colori sociali rappresentati.
Un derby così non è più derby. E la colpa, come sempre, è di tutti e di nessuno.

redazioneIconfronti

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