Noi, alla prova dei migranti

Noi, alla prova dei migranti
di Luigi Rossi

700_dettaglio2_immigrati-Mare-nostrumIl drammatico stillicidio dei naufraghi morti perché affogati ed ora anche uccisi dal freddo, dei tanti vittime di figuri senza scrupoli dovrebbe determinare una reazione e spingere ad operare concretamente per porre fine a questo scempio dell’umanità perché l’indifferenza fa tante vittime e induce al suicidio dell’anima chi vive nell’opulenza e si dimentica dei fratelli nel bisogno. Tra continue polemiche si discute su cosa fare; intanto l’Europa, soprattutto quella del rigore, pronta a giudicare con severità chi è incapace di rispettare parametri artificiali e generici per misurare il benessere, dimentica l’olocausto che sta avvenendo nel Mediterraneo. Sacerdoti del dio danaro e leviti della speculazione facile volgono lo sguardo dall’altra parte, mentre i briganti continuano ad infierire su uomini e donne che faticano nel suo pellegrinaggio quotidiano lungo la via di Gerico!

Dichiarare la propria sensibilità verso l’umanità non costa niente rispetto all’impegno verso il singolo che ha bisogno. Sono troppi gli europei che fanno professione umanitaria quanto il prossimo da aiutare è distante e risulta agevole la profferta di attenzione; ma la solidarietà si manifesta con azioni energiche e coraggiose. Il vero senso di umanità ha riscontri pratici perché non è solo sentimento, ma predisposizione a far sentire al prossimo la propria partecipe presenza. Così il vero amore non specula sul contraccambio, non ragiona in termini di dare ed avere perché non si attende ricompense; immune da calcoli ed egoismi si apre interamente all’altro che va amato come se stesso. Ognuno tende a conservarsi, a difendersi, a custodire e coltivare il proprio io; ebbene, la stessa applicazione e sollecitudine viene richiesta nei confronti del prossimo. Ne deriva che a creature, egoiste per natura, è raccomandata una svolta radicale: assumere il punto di vista dell’altro.

Cosa fare, come e quanto?

La risposta coinvolge gli aspetti basilari di una civiltà e di una cultura. Confucio insegna che la bontà va contraccambiata con la bontà e il torto con la giustizia; questa sarebbe la forma basilare per orientare il proprio comportamento verso gli altri. Nel giudaismo l’odio verso il nemico personale viene considerato un sentimento comprensibile  e giustificato. L’unicità di Gesù e, di conseguenza, di chi si riconosce cristiano e suo seguace, è nel rifiuto dell’inveterata discriminazione tra membri della propria comunità e gli estranei. Egli propone un concreto universalismo fondato sull’invito ad essere perfetta imitazione di Dio, al punto da correggere il comandamento del Vecchio Testamento, quando esorta ad amare i nemici e perfino a pregare per i persecutori. Il samaritano, esaltato da Gesù, soccorre non per motivazioni religiose; a spingerlo all’azione sono le pietose condizioni della vittima: da quel momento il moribondo è al centro dei suoi pensieri. Né è possibile una definizione limitativa dell’amore perché è “prossimo” a se stesso chiunque ha bisogno, vale a dire tutti coloro che con urgenza attendono un gesto di partecipe amore applicato al caso concreto, un comportamento attivo e creativo frutto di un agire deciso, di una fantasia produttiva capace di adeguarsi caso per caso alle situazioni. In tal modo i comandamenti acquistano senso unitario perché chi li guarda nella prospettiva della legge incappa in continue illusioni, mentre l’amore segna la fine di ogni casistica.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *