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Noi giovani vecchi senza più dei

Noi giovani vecchi senza più dei
di Luigi Zampoli

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Che tu sia una persona qualunque oppure importante, un’entità collettiva, un’associazione, un partito politico, un gruppo, un’azienda, una consorteria di qualsiasi tipo e via discorrendo, hai un primo passo da compiere per poter acquisire una dimensione pubblica riconoscibile e porti in relazione con gli altri: devi avere una precisa identità, netta, definita, dai contorni ben delineati, nella coincidenza tra essenza e apparenza, tra rappresentato e rappresentazione, con tutto ciò che ti rende distinguibile da ogni altro individuo, singolarmente preso o in una dinamica di gruppo.
Ma le vicende complesse e ingarbugliate dei nostri tempi rendono inevitabilmente frammentaria e frammentata la realtà che ci circonda, riducendoci a spettatori perplessi e disorientati di tutto ciò che accade; vita, amore, relazioni umane e sociali sono oramai sempre più “liquide” e sfuggenti, in un’opacità che sembra avvolgere ogni ambito lavorativo e sociale.
Eppure da questo quadro generale grigio-nebbia emerge e si distingue una drammatica specificità tutta calata nella dimensione spazio-tempo italiana. È quella di noi giovani vecchi, oggi, qui, nell’Italia al buio della crisi, nel Sud calato in una notte fonda anche sotto il sole cocente dell’estate del 2013, che preannuncia un autunno ancora più”rovente”.
Non riusciamo più a vedere nulla, perché noi, giovani vecchi, senza lavoro e senza futuro, una identità non l’abbiamo e neppure riconosciamo più quelle poche che c’erano in un Paese che, forse, non ne ha mai avuta una. Noi navighiamo a vista in una matassa inestricabile fatta di crisi di sistema che si riverbera fino al microcosmo delle nostre poche scelte individuali quotidiane, ancor più indecifrabile.
Nulla, ormai, sembra più ciò che dovrebbe essere: occhi, mente, spirito sono sfiancati da difficoltà che sembrano irrisolvibili, amplificate dall’incapacità di chi dovrebbe prendere decisioni epocali e disegnare un quadro di strategie e scelte nette; e tutto questo avviene perché, risalendo ancora fino alla cima della scala dei valori, dei principi e delle idee, non si trova alcunché di chiaro e definito.
Noi giovani vecchi vorremmo intravedere uno straccio d’idea, un barlume di futuro, non il “nuovo” da confezionare per venire incontro all’opinione pubblica, ma un percorso che parta da una premessa chiara, da qualcuno che ci dica con chiarezza “Noi siamo questo e pensiamo che questo e non altro sia il da farsi…”.
A noi giovani vecchi non piacciono più le analisi che sfociano nella solita litania dell’anti-politica e dell’anti-sistema; l’assenza dell’identità ci investe ed è un’epidemia che investe anche i governanti, oltre che i governati.
Compromessi e continui rinvii, distinguo utili alla bisogna e mescolanze di ciò che non sarebbe mescolabile ci appaiono ormai come elementi consustanziali di tutto ciò che è diventato questo Paese, che in realtà lo è sempre stato. Solo che ora, in tempi di globalizzazione e poteri sovranazionali invasivi, non siamo più noi giovani vecchi gli artefici del nostro destino. Anzi, al posto della parola destino, usiamo per abitudine la parola futuro. È già un inizio.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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