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Non c’è meritocrazia, anche gli artisti emigrano

Non c’è meritocrazia, anche gli artisti emigrano
di Pasquale De Cristofaro
Il regista e attore Pasquale De Cristofaro

Il regista e attore Pasquale De Cristofaro

Sono ormai tanti i nostri ragazzi validi che per lavorare sono costretti ad andare al Nord, molti, addirittura, all’estero. Formiamo gli studenti e, poi, ce li facciamo sfuggire perché per loro qui non c’è spazio. I giovani vanno via e con loro vanno via energie e sogni. Qui restano solo gli anziani, e tra i giovani, solo coloro che hanno nelle professioni dei genitori un possibile sbocco. Molti altri non hanno più neppure la volontà d’impegnarsi a cercarlo un lavoro. Frustrazione e apatia sfibrano così i nostri giovani che non vivono neppure, piuttosto, sopravvivono. In questo modo, differiscono tragicamente il loro ingresso nel mondo reale e intanto invecchiano senza rendersene conto. Le cause di questa moria d’intelligenze sono tante e complesse. Una delle peggiori è senza dubbio la mancanza di meritocrazia. Viviamo in una società in cui non va avanti chi veramente vale. Se non si appartiene ad un clan, ad una famiglia importante; se non si è nella scuderia di un qualche politico in ascesa, non resta altro che ripiegare su se stessi e aspettare fatalisticamente che qualcosa accada, magari una vincita al lotto. Ma, mi chiedo, come potrebbe essere diversamente, se quelle pochissime occasioni di lavoro sono ad esclusivo appannaggio di persone che svolgono doppi e tripli lavori come se fossero uniche e insostituibili? Ognuno di noi potrebbe denunciare svariate situazioni del genere. Nelle nostre amministrazioni pubbliche, per fare un esempio, ci sono diversi funzionari in pensione che vengono richiamati in qualità di consulenti, solo perché sono nelle grazie dei potenti di turno. Uomini di fiducia ai quali non si rinunzia assolutamente e che possono così affiancare alla pensione un altro reddito. E ciò, non accade solo nella pubblica amministrazione. Anche nel settore cultura e spettacolo (realtà che conosco meglio), che da sempre vive comodamente all’ombra del potere, accade questo. Nella nostra città, per fare ancora un altro esempio, è possibile avere, senza che la cosa susciti meraviglia o indignazione, come direttori artistici di rassegne e manifestazioni finanziate con denaro pubblico, persone che abitualmente svolgono altri lavori. Anche qui, la politica, fingendo di non accorgersene, permette loro di arrotondare sfacciatamente le proprie entrate. E ancora, a Napoli, alcuni bravi registi teatrali molto impegnati anche a portare avanti battaglie politiche radicali risultano essere, addirittura, baby pensionati. Ma, insomma, che si abbia almeno il pudore di stare zitti e non ergersi a paladini di giustizia. Intanto, nessuno parla, nessuno si indigna e poi ci si chiede perché i nostri giovani vanno via. E cosa dovrebbero fare? Il grande Totò semplicemente avrebbe detto: “Ma mi facciano il piacere”, accompagnando ciò con una colossale pernacchia.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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