Non è un ministro che salverà il Sud

di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

In queste ore si sta definendo il profilo del programma e della maggioranza su cui poggerà il futuro Governo Renzi. Qualcuno già lo chiama il ‘primo’ Governo Renzi, prefigurando una lunga e ripetuta carriera governativa del ‘politico nuovo’ che avanza. Dalle prime dichiarazioni si sente di una accelerazione sul tema delle riforme istituzionali, della burocrazia. E del lavoro, per quella che Renzi ha chiamato la ‘mia generazione’ (penso intendesse: per i giovani). Si conferma quindi la scomparsa dalla prospettiva di questo, come degli ultimi governi di un capitolo specifico sul Mezzogiorno. Certo, su questa sottovalutazione hanno influito la strumentalizzazione dell’arretratezza meridionale operata dai partiti di governo durata tutta la cosiddetta Prima Repubblica, e la presenza ideologica della Lega in quelli della Seconda. Ma la specificità dei problemi del Sud, al di là delle responsabilità delle classi dirigenti meridionali, è un fatto. E anche un limite alla auspicata ripresa – economica e civile –  dell’Italia. Attendiamo che si faccia da noi, riguardo al Sud, quello che la Germania fece dopo l’unificazione: assumere come un impegno nazionale i problemi di crescita della Germania Est. E non creiamoci illusioni, soprattutto da Salerno: non sarà la nomina di un qualche ministro – o sottosegretario – meridionale che invertirà questa tendenza.

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