Mer. Ago 21st, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Non esiste sport senza educazione

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

A_violenza_stadi_1Dopo le vicende romane di sabato scorso e il pessimo spettacolo del tifo violento si sono individuate le ricette invocando fermezza, manifestando disponibilità al dialogo, invocando la responsabilità sociale ed auspicando una autentica cultura sportiva. Per ora, purtroppo, si rincorre il problema affrontandolo soltanto come un impegno di sicurezza per cui, a detta degli esperti e dei responsabili, si spendono 500 milioni di euro a campionato, somma che il calcio non può e non deve spendere e potrebbe essere destinata a finalità più proficue. Intanto le società continuano a trattare con gli ultras non ponendosi il problema del perché della crisi.

La dimensione del decadimento etico e civile porta a questi episodi e all’indifferente tolleranza per tanti recidivi. Si calcola che un quinto degli ultras italiani fa capo a gruppi politicizzati, altri sono affiliati a gruppi malavitosi a servizio dei clan. Gli incidenti di Roma hanno dimostrato che dietro <‘a carogna> si cela un mondo che ha spostato nel calcio parte delle sue oscure attività di spaccio e scommesse. Ormai si è toccato il fondo; indispensabile una attenta riflessione per procedere con pugno di ferro contro le teste calde e manifestare un partecipato dialogo con le curve perché il calcio, come tutto lo sport, alla fine deve unire e non essere il teatro di episodi di demenziale squallore come quello al quale siamo stati costretti ad assistere.

Strumento fondamentale per evitare il ripersi di fatti del genere è l’educazione, di conseguenza il ruolo della scuola. Educare significa aiutare a diventare persone adulte inserite in una comunità, mentre la scuola come agenzia demandata a questo scopo da risorsa pare sia divenuta un problema. Non la si ritiene un bene di tutti e di ogni singolo cittadino, cuore pulsante dell’identità culturale, civile e sociale della Nazione. Ne consegue che gli insegnati non vengono considerati una risorsa fondamentale per organizzare una scuola efficiente. Ne consegue la necessità per la comunità d’impegnarsi per curare la vocazione dell’insegnante negli aspetti personali e motivazionali, consapevole che si può comunicare ciò che si è e l’efficacia del proprio impegno presuppone una adeguata professionalità.

Ai docenti di ogni ordine e grado sono affidate le giovani generazioni del Paese e, di conseguenza, il suo futuro. Si tratta di una missione educativa condivisa con i genitori per i quali è la continuazione ed il compimento della loro azione generativa, straordinaria ed affascinante avventura che coinvolge crescita fisica e maturazione dello spirito, sempre un prodotto dell’umanesimo, perciò, non è possibile ridurre l’educazione alla sola acquisizione di competenze, perché si rivela sempre una coinvolgente esperienza che si propone di realizzare un rapporto creativo con la tradizione e col patrimonio culturale. Quindi, occorre recuperare la dignità della dimensione educativa come percorso verso l’autenticamente umano nella consapevolezza che la verità è sinfonica e la ricerca del bene della persona consente di costruire un mondo migliore grazie alle nuove frontiere dell’informazione, valide e veramente utili se sanno radicare  empatia ed aprono ai sentieri dell’interiorità plasmando l’affettività e radicando la cittadinanza grazie ad una esperienza culturale che stimola la creatività e libera da ogni atteggiamento intollerante. Si tratta di realizzare una alleanza educativa tra scuola e famiglia in una logica di rigorosa reciprocità e in un clima di lealtà e di operoso confronto per assicurare a tutti gli alunni una attenzione inclusiva.

Possiamo trasmettere tutto ciò ai nostri ragazzi?

Se si fa riferimento a quanto si legge su un articolo di recente pubblicato su questo periodico dovremmo ritenere di essere precipitati nella nebulosa della confusione se, parlando agli studenti, presunti esperti si presentano arringandoli “sul tema vago e illimitato della legalità con canzonette e sermone vernacolare”. Appellarsi alle ovvietà in salsa sociologica, come è parso di sentire dai tuttologi invitati a disquisire sulle cause della violenza negli stadi, non aiuta, anzi contribuisce a consolidare un clima ed un’abitudine che tende a trasformare anche la scuola nel luogo dove fare un po’ di baldoria e scaricare la coscienza offuscata dalla incultura di ritorno; non rimane che reiterare l’appello a considerarla una comunità educativa in rete con altre per instaurare una organica relazione. In tal modo scuola, famiglie, comunità del territorio come le parrocchie possono, in un rapporto di convergente amicizia civile, contribuire alla crescita del bene comune.

 

 

(www.iconfronti.it)

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