Non pagare le tasse è un peccato sociale

Non pagare le tasse è un peccato sociale
di Luigi Rossi

frode-fiscale-e-false-fatture-arresto-per-due-bg-uno-e-introvabile_71ef7912-09b5-11e4-85cc-1a0b58b6ea4a_displayAlla capziosa domanda “È lecito o no pagare il tributo a Cesare?” Gesù ha risposto in modo chiarissimo: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare”, senza se o ma. Egli riconosce reale consistenza al potere politico cui non contesta questa sfera di autonomia; la moneta, segnata dall’appartenenza ufficiale all’imperatore, é dello stato, che ha limiti rispetto all’autonomia della coscienza umana, ma certamente non è annullato da una teocrazia. Quindi, il tributo va pagato. Non farlo non trova giustificazioni.

È un obbligo per i cristiani perché s’inserisce nel contesto della giustizia distributiva perseguita da uno stato ben ordinato. Purtroppo, questo comando sovente non è oggetto dell’attenzione pedagogica e catechetica della Chiesa, per cui nella società civile si determina un clima di doppiezza. In Italia essa ha raggiunto ormai livelli di guardia, ai quali il governo pone riparo solo materialmente moltiplicando l’esosità per compensare i vuoti di bilancio, invece di perseguire un’autentica giustizia ponendo attenzione sulle effettive capacità dei singoli contribuenti secondo il loro reddito. Ma le zone d’ombra sulla mancanza di perequazione non giustificano le continue occulte compensazioni di chi procede a false dichiarazioni di redditi. È un settore nel quale la Chiesa non si è mai pronunciata con chiarezza e la dovuta severità, da qui il lassismo che le statistiche misurano ormai in decine e decine di miliardi di tributi non pagati, compensati da una pressione fiscale sempre meno sostenibile.

Nei dieci comandamenti si fa specifico riferimento al non rubare e in questa categoria va inserito il comportamento disonesto dei contribuenti. Costoro, non versando il dovuto, rubano quel di più che tanti altri sono costretti a pagare per consentire di rabberciare il bilancio di una comunità. Peccato molto più grave di tante azioni stigmatizzate con severità come intrinsecamente cattive da moralisti condizionati da canoni e codicilli, mentre sono frutto di debolezza e non di cosciente perversità.

Non pagare le tasse è un peccato sociale che può essere assolto soltanto dopo un’effettiva riparazione e il proposito di non volerlo reiterare. A questo tema la chiesa italiana dovrebbe con urgenza dedicare un sinodo per chiarire i comportamenti conseguenti rispetto all’esplicito comando del suo fondatore. Il paese ne trarrebbe un indubbio beneficio se si considera che l’attuale finanziaria per il suo equilibrio tra entrate ed uscite si regge su proventi ipotetici legati alla lotta all’evasione fiscale.

redazioneIconfronti