Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Non sbagliamo direzione e la buona notizia arriverà

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'Liberi di credere' / La rubrica settimanale a cura di Michele Santangelo
di Michele Santangelo

el-greco-guarigione-del-cieco-dresdenAlcune domeniche dell’anno liturgico sono fortemente caratterizzate o perché legate ad antiche tradizioni religiose o perché in esse vengono proposti all’attenzione dei fedeli brani di sacra scrittura molto famosi e carichi di suggestione. Una di queste è proprio la IV domenica di quaresima che viene solitamente indicata come “domenica laetare”, parola latina che significa rallegrati, gioisci. L’espressione è ripresa, a sua volta, da un passo di Isaia nel quale il profeta invitava Gerusalemme a gioire perché finalmente era giunto il tempo nel quale la sua tristezza sarebbe finita, dopo il raggiungimento della tanto attesa liberazione dalla schiavitù degli Egiziani e l’arrivo nella terra promessa dove finalmente gli Israeliti avrebbero potuto cibarsi dei frutti della loro terra e celebrare così degnamente la loro Pasqua. Altro elemento caratteristico di questa domenica è la lettura, durante la messa, della parabola da tutti conosciuta come la parabola del Figliuol Prodigo che è diventata una delle pagine più famose del vangelo di Luca ed è di così forte impatto emotivo che perfino uno scrittore agnostico come André Gide intitolò un suo romanzo: “Ritorno del figliuol prodigo”. Ma a dispetto del titolo attribuito alla parabola, in effetti il centro focale del racconto è il padre; su questo, infatti si confrontano due esperienze filiali antitetiche: da un lato c’è quella del figlio peccatore e ribelle che percorre fino in fondo il cammino del male, fino, cioè, al suo punto più oscuro ed umiliante: per vivere era costretto a sottrarre ai porci le loro ghiande. Ma dall’abisso egli risale convertendosi e ritorna alla casa paterna, alla mensa comune, espressione di un amore che si ripaga nella gioia del dono. Dall’altro il figlio primogenito, tutto casa e lavoro, apparentemente fedele, di una fedeltà opportunista, impostata su un criterio di giustizia tutta rivolta al proprio vantaggio e che, al primo intoppo svanisce, trasformandosi in rancore, portando alla luce il vero sottofondo di una correttezza solo formale, quella del tornaconto fine a se stesso, che esprime solo grettezza d’animo, estraneità verso l’amore reciproco. Atteggiamenti che potevano senza dubbio incontrare l’approvazione e il plauso di scribi e farisei, cultori delle apparenze, del perbenismo di facciata, ben rappresentati dal primogenito, non certamente di Gesù che per loro era solo motivo di scandalo. “I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Non avevano capito che Gesù era venuto a testimoniare un Dio diverso da quello immaginato da loro, un Dio la cui paternità va al di là del loro “buon senso”, travalicando le ragioni dei cosiddetti “benpensanti”. In Gesù che accoglie i peccatori, gli stranieri, le donne di strada, gli esclusi, quelli dai quali i cosiddetti “giusti” si mantengono alla larga, si manifesta un Dio misericordioso, che non manifesta chiusura nei confronti di nessuno, capace solo di perdonare chi, in qualunque modo, mostra il desiderio di rinnovarsi, di ritrovare se stesso. In fondo il peccato, nel linguaggio della Bibbia, sta per “sbagliare direzione”, “fallire il bersaglio”; alla fine di un cammino nell’errore, nel male, non si trovano gratificazioni, anzi in agguato c’è sempre un’amara delusione. Il peccato porta lontano da Dio e porta lontano anche da se stessi. S. Ambrogio, per chiarire l’antitesi esistente tra il peccato e la conversione, dice che “Chi ritorna al Signore si restituisce a se stesso, chi se ne allontana abdica a se stesso”. L’incontro tra l’iniziativa, sia pure interessata, del “prodigo” e quella del padre che, chi sa quante volte, trepidante e con il fiato sospeso, avrà scrutato l’orizzonte nella speranza di scorgere il figlio che ritorna, ricompone l’unità della famiglia ed in questa unità l’ ”errante”, in tutti i sensi, trova la propria salvezza. È sempre la misericordia divina che trionfa. La parabola del Figliuol Prodigo è veramente vangelo per tutti noi, cioè una “buona notizia”. Dio è così come ce lo ha rivelato il suo Figlio: un Dio dell’amore e del perdono che accoglie sempre il peccatore pentito, riportandolo alla pienezza della sua dignità.

 

 

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