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Non sono contro Saviano, ma dico no secco a Gomorra 2

Non sono contro Saviano, ma dico no secco a Gomorra 2
di Aniello Manganiello

Andando in giro per le scuole italiane, nel tentativo di promuovere tra i giovani l’adesione alla cultura della legalità, ho scoperto che il 95 per cento degli studenti non sa che Gomorra è la città biblica distrutta da Dio perché in essa non abitavano i giusti. Quel 95 per cento di ragazzi, del tutto disinformati, anzi informati dai mezzi di comunicazioni con superficialità invasiva, rispondono che Gomorra sta per camorra. Sì, dire Gomorra significa pensare a camorra, un sinonimo e nient’altro.
Se gli studenti dicono Gomorra per dire camorra, risulta evidente il primo motivo per cui non si può essere d’accordo con Gomorra 2 che preannuncia di ricalcare la strada di Gomorra 1, un racconto cinematografico che descrisse la nostra terra come un’area senza speranza di riscatto, praticamente “annessa” dalla criminalità organizzata. Ho sempre preso le distanze da tali pregiudizi moralistici, ma è innegabile che quel film gettò una colata di fango su Napoli e su diverse aree della Campania, anche attraverso sapienti ingredienti cinematografici che trasformarono un dichiarato intento giornalistico d’inchiesta in un efficace racconto, talvolta radicalmente inventato, di natura letteraria e filmica. Anziché risolvere il dualismo fiction-no fiction quel film ibridò, per così dire, la realtà con il cinema e appesantì il film con riferimenti didascalici inopportuni. Quell’esperienza ci basta, vorremmo proprio non dover fare la seconda, che confinerebbe Scampia nel ruolo di set cinematografico da sfruttare sapientemente per raggranellare un po’ di milioni da distribuire ai pochi, pochissimi ideatori del progetto.
Dire questo non significa affatto essere contro Roberto Saviano che, con il libro, ha reso un ottimo servizio alla nazione, sollevando quel velo di omertà e di disinteresse che non ha caratterizzato soltanto i cittadini, ma anche le forze dell’ordine e la stessa magistratura riguardo ai Casalesi, un clan che è riuscito a sconfiggere lo Stato assumendo la leadership di interi territori.
Con il film, invece non sono stato mai d’accordo – e l’ho detto dal primo giorno – per i motivi che ho esposto. E sarò sempre in allarme ogni qualvolta si tenterà di speculare sull’immagine, sulla storia e sulle contraddizioni di Scampia. In quella terra ci sono camorristi, fiancheggiatori, gente che vive borderline, ma certamente non esistono irrecuperabili, come forse ritiene Roberto Saviano.
All’incontro di venerdì 11 gennaio, abbiamo chiesto in tanti (la maggioranza dei presenti) che il film, se proprio si dovrà fare, dia spazio anche alle cose positive: ai tanti onesti che si impegnano, parrocchie, associazioni come Resistenza Anticamorra, A67, scuola calcio Oratorio don Guanella, Centro educativo don Guanella, Obbiettivo Uomo, scuola calcio Arci Scampia e tante altre realtà, dando inoltre spazio a storie di riscatto e conversioni che ci sono state e ci sono a Scampia.
 Altrimenti, anche questa nuova realizzazione cinematografica contribuirà a fornire una ulteriore immagine falsata di una terra descritta come un inferno nel quale non esiste alcuna possibilità di cambiamento individuale o collettivo. Un luogo immobile, fuori dalla storia civile, distrutto dalla criminalità, senza giusti, onesti e camorristi che si ravvedono. Questi ultimi ci sono, non vederli è un’omissione imperdonabile.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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