Mar. Giu 25th, 2019

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Non viviamo al ribasso, l’uomo libero rifiuta appoggi e coperture

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

Profeta_geremiaL’autore della lettera agli Ebrei paragona la Parola ad una spada che penetra nel cuore di ciascuno di noi e nella società di oggi, ammalata di consumismo e prona al compromesso perché rifiuta di tendere alla verità per immergersi nello scetticismo di un pensiero debole, disposta ad adattarsi con scetticismo a vivere  senza legge morale.

La prima lettura della liturgia della parola di domenica riporta l’esperienza di Geremia e risulta di una attualità sconvolgente per noi italiani alle prese con i problemi della crisi, ma privi di chi sappia fare scelte coerenti. Occorrerebbe un novello Geremia capace di dissipare con le sue parole le illusioni accattivanti utilizzate per coprire interessi di parte e propagandate per controllare il popolo.

Il potere non ama i profeti e, come il re di Giuda teme Geremia, preferisce schierarsi con i notabili declinando ogni responsabilità nella scelta del bene comune. Intanto il profeta, con le arti più subdole, é sottoposto ad ogni sorta di umiliazione, vissuta nell’isolamento e nell’abbandono.

Ma la speranza non muore: é sempre possibile incontrare personaggi disprezzati dai forti perché ai margini della società, ma pronti a declinare la verità e consentire a chi opera come Geremia di ritornare ad essere una voce libera, che invita a riflettere sulla verità.

È storia di oggi: Geremia é l’uomo libero, senza “coperture” e senza “appoggi”, pronto a dire la verità anche a costo di apparire un insopportabile guastafeste perché rompe i disegni prestabiliti e non rinunzia a pensare con la propria testa. Questa è la sfida alla quale dobbiamo sottoporre la nostra esistenza, come si legge nella lettera agli Ebrei, tenendo lo sguardo fisso verso l’unico modello di vita che é Gesù.

Il passo del vangelo di Luca presenta in controluce il comportamento del discepolo impegnato a vivere come il maestro, uomo di pace, ma pronto a portare sulla terra un fuoco che vorrebbe sempre acceso: la nostra fede vivida e vitale. Essa divide separando da chi sceglie di continuare a camminare nel buio, un segno da interpretare con la stessa abilità con la quale si fanno le previsioni meteorologiche. Questo esercizio abitua la nostra coscienza a giudicare consentendo di comprendere il senso profondo del tempo nel quale siamo chiamati ad operare.

Gesù condanna l’apparente tranquillità del compromesso che induce a non lasciar capire cosa si pensa e a quali principi fa riferimento il nostro comportamento, illudendosi che in tal modo è possibile andare d’accordo con tutti. Ma il prezzo da pagare è molto alto e tutto a scapito della verità e dell’amore autentico.

È questa scelta al ribasso a determinare la divisione ed il distacco da chi vive la fede in Dio non come una serie di formule da recitare, ma come ascolto e risposta all’invito a farsi carico dei problemi comuni all’umanità, scelta e criterio che orienta i comportamenti ed anima la testimonianza profetica, scomoda, ma non eludibile opzione di vita.

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