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“Nonostante Monti”, gli Usa indignati per la corruzione italiana

“Nonostante Monti”, gli Usa indignati per la corruzione italiana
di Vincenzo Pascale (da N.Y. City)

Nell’era Berlusconi i centri di potere Usa, da Wall Street al Council on Foreign Relations ai maggiori media nazionali, vedevano nella figura dell’ex presidente del consiglio un politico attento solo a difendere i propri interessi aziendali e poco ricettivo a far varare al governo da lui presieduto le riforme che l’Europa e i maggiori centri finanziari mondiali ci chiedevano: dal Fondo Monetario alla Bce. Nell’era Monti, personaggio già noto alle élite finanziarie e politiche statunitensi, l’America, soprattutto l’amministrazione Obama, ha riservato al neo presidente del consiglio attenzione e considerazioni degne di uno dei maggiori alleati degli Stati Uniti. Tuttavia il grande tessitore del rapporto con Washington è stato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è speso sia politicamente con l’amministrazione Obama sia intellettualmente, attraverso conferenze universitarie e incontri con la stampa americana tese a spiegare la fondamentale relazione che il nostro Paese ha avuto nella costruzione dell’Unione Europea e l’indissolubilità del trattato di Roma che ha portato all’Unione pace e prosperità dopo le devastazioni della seconda Guerra mondiale. Se l’immagine del nostro Paese nella sua leadership politica è stata, in parte, rimessa a nuovo, gli analisti americani sono sconcertati dal livello di corruzione che l’Italia deve sostenere. È bastato un articolo in prima pagina del New York Times sulla lentezza dei lavori per il completamento del tratto autostradale Salerno Reggio Calabria e sulle presunte infiltrazioni malavitose a porre di nuovo la nostra Penisola sotto i riflettori dei media americani. Già il New York Times aveva dedicato molta attenzione all’ipertrofico governo regionale siciliano che vanta un numero di impiegati e funzionari superiori a quello dell’intero Regno Unito. Ma il focus degli istituti specializzati nell’accertare la trasparenza di un Paese quanto si tratta di studiare l’Italia è tutto concentrato sulla scarsa trasparenza dei partiti politici. Il Global Integrity project, uno studio annuale sullo stato di corruzione dei maggiori Paesi industrializzati, non depone affatto a nostro favore. L’Italia è stata scrutinata a fondo sul rapporto corruzione-pubblica amministrazione. Le maggiori perplessità provengono dal sistema di finanziamento dei partiti e dalla impossibilità del cittadino di accedere alle informazioni sulle risorse ricevute da ogni singolo candidato. I partiti, continua lo studio del Global Integrity Project, malgrado la loro forte presenza pubblica sia di governo che di opposizione, sono ancora associazioni che non assicurano appieno la loro trasparenza finanziaria. Gli stessi concetti sono stati ripetuti dal primo ministro Monti nelle sue visite a New York presso Bloomberg news: “La corruzione in Italia costa mediamente ad ogni singolo cittadino 1350 euro l’anno. Una cifra intollerabile per un Paese democratico. Peggio di noi fa solo la Grecia. La corruzione in Italia ammonta all’1% del prodotto lordo dell’Unione Europea”.
Questi sono i dati che i centri finanziari e di poteri del mondo ci contestano e che ci invitano a contrastare. Saranno i partiti a doversi farsi carico di una opera di trasparenza moralizzatrice al proprio interno, al cospetto di costi ormai insopportabili non solo per il futuro del nostro Paese ma per l’intero assetto economico-politico europeo ed atlantico.

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Commenti (1)

  • jjill

    la corruzione nei governi mondiali controllata principalmente dai nostri leader e imprese internazionali mi sembra un argomento dei “gradi”…….dove di piu’ dove di meno…ma malgrado tutto, resta onnipresente.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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