Gio. Ago 22nd, 2019

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Notizie credibili? I giornali stanno perdendo la leadership

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Ricerca americana della Columbia Jornalism Review / di Barbara Ruggiero
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

Il tema della credibilità dei media è sempre più attuale. Lo è ancora di più quando la maggior parte delle persone arriva a leggere le notizie principalmente tramite i social media. È di particolare attualità quando si diffondono a macchia d’olio le pratiche del click-baiting, quei famosi link con rimandi a notizie false o che si rivelano semplici specchietti per le allodole, fatti solo ed esclusivamente per attrarre ingenui lettori.

Nei giorni scorsi, la Columbia Journalism Review ha pubblicato i risultati di una ricerca che mette a confronto due brand del giornalismo americano: The New Yorker e BuzzFeed. Il primo è un periodico statunitense che ha 91 anni di vita ed è famoso per i suoi reportage; il secondo è un sito di informazione che diffonde articoli presi dalla Rete, sfruttando la tecnologia dei feed.

La ricerca – di cui ha parlato in Italia anche il sito DataMediaHub – ha una domanda di fondo: nel momento in cui anche in America il 60% delle persone si informa tramite i social, come si costruisce la fidelizzazione dei lettori? E il brand di un giornale funziona sempre?

Dalla ricerca è emerso che i giornali con una storia sono sempre quelli considerati più credibili; ma non sono mancati dati sorprendenti, come la dimostrazione di quanto il divario di credibilità tra giornali di carta e giornali on line stia quasi per finire.

Uno dei primi dati da commentare è che, come accade sempre più spesso anche in Italia, la maggior parte delle persone trova storie in ogni angolo del web ma spesso non ricorda dove le ha lette per prima.

La ricerca ha messo a confronto una stessa notizia pubblicata dalle due testate e ha sottoposto l’articolo – impaginato e redatto come se appartenesse ai due giornali – a un campione di lettori. La sfida di credibilità è stata vinta dal New Yorker, in quanto giornale considerato più credibile dal campione di intervistati.

Ma ci sono alcune considerazioni generali da non sottovalutare. Nella ricerca, per esempio, si mette in evidenza come un «sito web che ha dieci anni di vita e che solo da tre ha attivato un’unità di giornalismo investigativo arrivi ad essere così vicino a quello di una rivista di 91 anni con una storia di enorme prestigio». Si tratta di un dato che chiarisce come «contestualmente all’ascesa inesorabile del consumo di notizie digitali qualsiasi divario di credibilità tra giornali on line e di carta stia per finire».

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