Mar. Set 17th, 2019

I Confronti

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Nove milioni di italiani incastrati nella crisi, altro che ripresa

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di Fabio Sebastiani
di Fabio Sebastiani

disoccupazione-lavoro_650x447Il Governo si sgola a dire che la crisi sta per finire, ma da nord a sud, sono oltre 9 milioni gli italiani che devono fare i conti con le crisi aziendali, e quindi con mobilità, disoccupazione, cassa integrazione, rinuncia alla ricerca di un lavoro. Dati confermati anche da Coldiretti, che riporta che 7 italiani su 10 si sentono minacciati dal pericolo di perdere il lavoro. Per l’Fmi, che ieri ha stilato l’ennesimo rapporto sulle “riforme necessarie” il refolo di ripresa non servirà a far ripartire l’occupazione. Il motivo è semplice, le imprese sono piene di debiti. E intanto si approfondisce la crisi del credito. Le banche devono trovare entro il 2015 più di 6 miliardi per stare dentro i nuovi parametri europei.

Fillea e Filctem (edilizia e chimica-tessile-energia), i sindacati della Cgil che hanno raccolto in dossier tutte le varie situazioni di disagio, rappresentano le categorie più esposte. Un grido di disperazione arriva anche dagli imprenditori. Stefano Brunello, presidente del distretto “Alto Vicentino” di Apindustria Vicenza: “Cinque anni fa non si trovava un metro quadro di capannone neppure a peso d’oro – racconta – mentre oggi, con la crisi economica mondiale che non ha certo risparmiato l’economia reale dei nostri territori, troviamo locali sfitti o in vendita che abbondano”. Intanto, i primi indicatori sulla spesa di fine anno, che tradizionalmente dovrebbe rappresentare un lieve momento di ripresa, parlano di un taglio superiore alla media, 5,5%.
Nord-Est a terra
Proprio dal profondo nord-est, in provincia di Treviso: sono 221 i lavoratori del Mobilificio Europeo di Cessalto in lotta per scongiurare il fallimento della storica azienda del trevigiano, attiva da 45 anni e oggi bloccata con commesse da 6 milioni di euro. Spostandosi verso ovest, la situazione non migliora, e i 36 dipendenti a rischio degli stabilimenti Danesi, nel pavese, sono solo gli ultimi in ordine cronologico nella lunga lista delle fornaci dell’Oltrepo in difficoltà.
Ancora più ad est, invece, la Cgil proprio ieri ha lanciato l’allarme per la situazione di Udine per il settore manifatturiero. Sono, infatti, settanta le nuove aziende industriali che hanno chiuso l’attività nel corso del 2013, e che si sommano alle quasi 500 già chiuse nel manifatturiero e nelle costruzioni tra il 2008 e il 2012. E altre 100 che hanno attivato la cassa integrazione straordinaria o i contratti di solidarietà per cercare di resistere. Per un totale di 2mila nuovi posti di lavoro persi e almeno altrettanti a rischio. La lieve flessione nel ricorso alla cassa integrazione emersa negli ultimi mesi (-8,9% la variazione a tutto settembre) non tranquillizza la Cgil, che denuncia anzi, sempre con Forabosco, “un evidente allargamento della crisi ai settori più strettamente legati ai consumi delle famiglie, quindi alimentare e commercio, oltre al terziario, duramente colpito sia nel comparto dei servizi alle imprese che nel terzo settore, a causa dei tagli al welfare e agli appalti pubblici”. In tutto il sistema industriale veneto, nel primo semestre del 2013, il saldo tra aperture e chiusure di imprese manifatturiere e delle costruzioni fa segnare un bilancio negativo per 2.806 imprese in meno (al lordo delle cancellazioni d’ufficio). A determinarlo, hanno concorso il basso numero di iscrizioni (3.068) e l’elevato livello di cessazioni (5.874). Il saldo è negativo anche in provincia di Padova, con un bilancio di 449 imprese in meno, per effetto di 640 iscrizioni e 1.089 cessazioni.

Vynils, una fine nel silenzio
Il dossier Fillea-Filctem descrive un dramma collettivo che, dal 2008, tra licenziamenti, mobilità, cig, processi di ristrutturazione e contratti di solidarietà, ha già coinvolto più di 180.000 lavoratori, e che sembra non avere fine. Piu’ nello specifico, una vertenza storica riguarda la crisi di Vinyls, gruppo chimico del ciclo del cloro, attualmente in esercizio provvisorio (propedeutico al fallimento), 500 addetti in bilico nei tre stabilimenti di Porto Torres, Porto Marghera e Ravenna.

La Lombardia, dietro l’Expo il nulla
In Lombardia, i dati dell’osservatorio regionale Filctem evidenziano una forte riduzione del tessuto produttivo nei settori chimico-farmaceutico, gomma-plastica, tessile, ceramica, energia, vetro: le aziende coinvolte nei processi di ristrutturazione e di riorganizzazione sono, all’inizio di ottobre, 817; i lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori sociali sono circa 15.000, di cui 9300 in cassa integrazione, 4500 in mobilità e 1200 fruiscono dei contratti di solidarietà; i posti di lavoro persi e che si perderanno per cessazione di attività e ristrutturazioni sono più di 6800, che si andranno ad aggiungere ai quasi 50.000 persi dall’inizio della crisi. Da Bergamo a Pompei, anche le imprese di costruzioni specializzate nel restauro sono sempre più in difficoltà: per 98 lavoratori della Pandini, azienda bergamasca, è stata richiesta la cigs, mentre per il progetto Grande Pompei, i restauratori di alto profilo professionale (soprattutto giovani e per l’80% donne) coinvolti nel recupero del sito archeologico sono sempre più in bilico, senza la tutela di alcun ammortizzatore sociale. A Roma, inoltre, la crisi delle costruzioni e’ significativa non solo per il numero ma anche perche’ coivolge un cantiere pubblico: sono 1000 gli operai a rischio per la costruzione della nuova metro C.

Abruzzo e Toscana, due casi emblematici
In Abruzzo, nei primi 9 mesi di quest’anno la Cig ordinaria è aumentata del 7%. La Cig straordinaria segna la crescita più preoccupante, passando da 8,5 a 12,3 milioni di ore. Il 44% in più rispetto ai primi nove mesi del 2012. Gli interventi in deroga, del periodo gennaio-settembre 2013 ammontano a quasi 6 milioni di ore, ma il dato è ancora influenzato dal rallentamento dei pagamenti di cig (e mobilità in deroga) a causa della carenza di risorse. In Abruzzo, tuttavia, a causa dell’aumento delle ore di cassa integrazione, le persone che hanno beneficiato nei primi 9 mesi dell’anno sono aumentate passando da 15.624 a 17.869. “È necessario, di fronte al perdurare della situazione economica che non tende ad attenuarsi – spiega Maurizio Spina, segretario generale di Cisl Abruzzo e Molise – intervenire subito per adottare alcune misure importati di sostegno al mercato del lavoro abruzzese, per questo come Cisl chiediamo immediatamente la convocazione delle Consulta del Patto per lo Sviluppo”. Situazione più grave, se vogliamo, in Toscana, dove nel settembre 2013, alla ripresa dopo la pausa estiva, le ore di cassa integrazione autorizzate sono cresciute, rispetto allo stesso mese del 2012, di + 17%. Una crescita in gran parte dovuta all’aumento del numero di ore di cassa integrazione straordinaria, mentre appaiono in flessione l’ordinaria e quella in deroga, ma solo nominalmente. In questo ultimo caso, va detto, il calo è dovuto essenzialmente al forzato stop alle autorizzazioni che, com’è noto, la Regione Toscana come anche altre Regioni, ha dovuto attuare a causa delle insufficienti risorse erogate fino ad oggi dal governo. Secondo l’indagine Excelsior, realizzata da Unioncamere e Ministero del lavoro sulle imprese private con almeno un dipendente il bilancio occupazionale 2013 prevede una perdita di circa 17.300 posti di lavoro; questo è il risultato della differenza tra 50.500 entrate e 67.800 uscite di lavoratori dalle imprese toscane. La forte contrazione occupazionale e’ determinata per lo più dai rapporti di lavoro dipendente, sia stabili che a termine, per i quali il saldo è negativo per 15.900 unità. La crisi tuttavia non risparmia neppure i lavoratori atipici: si prevedono negativi i saldi per le somministrazioni di lavoro interinale (-830) e le collaborazioni a progetto (-970), fanno eccezione solamente le “altre” modalità di lavoro indipendente (collaborazioni occasionali e incarichi a professionisti con partita Iva), per i quali si prevede un saldo positivo di +400 unità.

(www.controlacrisi.org)

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