Nulla sarà più come prima, riprendiamoci il ruolo di cittadini

di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

“Ahi serva Italia di dolore ostello / nave senza nocchiero in gran tempesta / non donna di provincie ma bordello.” Così il sommo Poeta. Questi versi suonano, purtroppo, attuali; di un’attualità imbarazzante. Bisogna , però, dire che di cattivi nocchieri, per la verità, l’Italia di tanto in tanto ne ha avuti. Tutti votati ad un tragico e grottesco destino. Altra storia, altre storie, che converrebbe non dimenticare mai. È vero pure che “ (…) tutti i venti sono inefficaci per il navigante che non abbia stabilito che rotta prendere”. Prima Berlusconi, poi Grillo, ora Renzi. Che Dio ce la mandi buona. Senza una meta si naviga a vista. I nostri politici sono ora spaventati. Il popolo, che non si sente più rappresentato né dai partiti né dalle organizzazioni sindacali, in questi giorni occupa piazze e strade al grido di “tutti a casa”. Qualche timido cenno d’uscita dal torpore sembra essere stato preso dall’ultimo consiglio dei ministri. Staremo a vedere: se son rose sbocceranno. In questa bufera, neanche il presidente Napolitano s’è salvato dal fango. Troppe cose che non tornano anche sul suo conto. Il nostro Paese sembra sempre di più un’arena dove troppi toreri e troppi tori s’affrontano come in un’ultima resa dei conti. Ci si mettono anche le forze dell’ordine che nei giorni scorsi hanno, pure loro, voluto segnalare un malcontento che serpeggia al proprio interno. Togliere i caschi ed abbassare gli scudi ha voluto significare soprattutto un disagio non più occultabile. Questo lo stato delle cose. All’orizzonte sembra non scorgersi alcuna prospettiva che possa ridare fiducia ad una nazione sempre più stanca e depressa. Detto questo, però, è opportuno ora non scaricare sempre la responsabilità sugli altri. Ognuno per sé, nel suo piccolo riprenda a fare seriamente il suo ruolo di “cittadino” consapevole. Questo vorrà dire innanzitutto capire che nulla potrà essere come prima. La crisi economica è sì dovuta agli enormi ritardi nella ricerca e nell’ammodernamento delle nostre strutture produttive che abbiamo accumulato rispetto agli altri Paesi, ma non è possibile non rendersi conto che a tali negligenze si deve sommare il problema ineludibile della ridistribuzioni delle risorse e delle energie che vanno inevitabilmente ad essere spartite con quelle nazioni poverissime che fino a qualche decennio fa non avevano avviato alcuno sviluppo. Abbiamo goduto più del necessario della ricchezza ed ora ci tocca dividerla con altri che si sono presentati sulla scena con rivendicazioni mai prima avanzate. Se non capiamo questo, credo sarà difficile affrontare seriamente il prossimo futuro. Già Eschilo nell’”Agamennone” ci ammoniva: “ Ah povera sorte degli uomini! La loro gioia è immagine dipinta: viene il dolore, un colpo di spugna, e tutto è cancellato. E’ questo che ne fa insopportabile il pensiero”. Meditiamo gente, meditiamo.

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